Stampa / Print
Fonte: http://www.pieroricca.org/2008/12/01/incontro-con-massimo-dalema3/

Per chi lavora davvero Massimo D’Alema? Certamente non per quei cittadini che subiscono l’inverecondo spettacolo della finta opposizione. Da quindici anni lo skipper di Gallipoli è il più fedele alleato del partito azienda.

Ieri Massimo D’Alema era atteso a un dibattito presso la Casa della Cultura di Milano, insieme a Salvatore Veca e Antonio Cassese. L’occasione era buona per un chiarimento su alcune questioni che non ci sono piaciute. Dal ‘pizzino’ di Latorre, alla rimossa vicenda Unipol-Bnl.

In sala c’erano i ben noti militanti post-comunisti, i soliti impiegati di partito, più una manciata di curiosi della domenica pomeriggio. Appena siamo arrivati, qualcuno ha chiamato gli amici della questura, che a dire il vero si sono comportati con serietà.

In strada, prima dell’inizio del dibattito, abbiamo provato ad avvicinare D’Alema chiedendogli un commento sul comportamento di Latorre. Lui ha tirato dritto senza pronunciare sillaba. Guardaspalle e militanti si sono subito rivoltati contro di noi. Nessuno deve permettersi di turbare la serenità del capo: la regola ormai la conosciamo.

Militanti e impiegati di partito non si pongono mai domande sulla credibilità di un leader che trattava affari con un furbastro del capitalismo di rapina come Consorte mentre stigmatizzava come demonizzatori i cittadini non ancora assuefatti alla deriva berlusconiana. Ai militanti è concessa la buona fede della devozione; i impiegati leccano i piedi per lavoro.

Dopo un breve parapiglia, abbiamo assicurato a Ferruccio Capelli, intellettuale di sinistra e funzionario della Casa della Cultura, di restare ad ascoltare in silenzio, riservandoci di intervenire durante lo spazio per le domande. Così è stato.

A differenza di non pochi spettatori siamo riusciti a resistere svegli. Al momento delle domande mi sono alzato in piedi e, a un metro da lui, ho chiesto a D’Alema di riconoscere l’errore, fatta salva la buona fede, di aver “tifato” attivamente per il buon esito dell’illegale scalata di Unipol su Bnl. Mentre parlavo dalla platea si sono levate voci di fastidio e di disprezzo. Dal tavolo dei relatori nessuno le ha zittite. Al momento delle risposte, D’Alema ha preferito tralasciare la mia domanda.

A questo punto l’invettiva ci è sembrata inevitabile e mentre D’Alema si allontanava ne è seguito un nuovo parapiglia con militanti e impiegati uniti nella lotta contro i pericolosi dissenzienti. Uno allungava le mani sulla telecamera, l’altro tirava da dietro per il cappotto, un terzo spintonava lamentandosi falsamente di essere stato spintonato, un altro ancora ci impediva il passaggio sulle scale. E poi il solito coro di idioti ad accusarci di essere pagati da Berlusconi.

Levandoci di torno questo sciame fastidioso, abbiamo inseguito D’Alema fino all’auto blu incalzandolo fino a definirne l’essenza di berlusconiano di serie B o “berlusconoide che viene dal PC”, come gli ha ricordato Elia citando Cordero.

Oltre la cerchia dei militanti e dei servi di partito, chi può credere che uno come D’Alema possa rappresentare un’opposizione politica culturalmente alternativa all’eversore di Arcore e alla sua banda? Dopo quindici anni di compromessi e di sconfitte non sente il bisogno di ritirarsi a vita privata. Si mostra defilato, in realtà punta a riprendersi in mano il partito. E’ un ostacolo al rinnovamento.

Contestatelo ovunque vada!

About the author

Related Post

Archivi

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità di materiale sugli argomenti trattati. Pertanto, non può considerarsi prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della Legge n. 62 del 7.03.2001 e leggi successive.