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Fonte: http://www.ladestra.info/?p=26765

Tratto da IlCorriere: CATANZARO – La Procura generale di Catanzaro ha chiuso il fascicolo d’indagine relativo all’inchiesta «Why Not» e sono stati inviati avvisi di conclusione a 106 indagati (molti dei quali, come il presidente calabrese Loiero, avevano già ricevuto l’avviso di garanzia nei mesi scorsi). Nessuna notifica a Romano Prodi, per cui si profila dunque l’ipotesi di richiesta di archiviazione da parte del gip. Sarebbero destinati a uscire dall’inchiesta anche il parlamentare del Pd Sandro Gozi e Pietro Scarpellini. LOIERO E CHIARAVALLOTI – Tra i destinatari degli avvisi figurano invece nomi di enorme rilievo, come il presidente della Calabria Agazio Loiero, l’ex presidente Giuseppe Chiaravalloti, assessori ed ex assessori regionali, consiglieri, il sindaco di Cosenza Salvatore Perugini, politici, funzionari regionali. Tra i destinatari figura inoltre il deputato del Pdl Giovanni Dima, ex consigliere regionale di An in Calabria. ALTRI NOMI – Altri coinvolti sono il capogruppo del Pd alla regione ed ex vice presidente della giunta Nicola Adamo; il consigliere regionale e imprenditore Sergio Abramo, candidato del centrodestra alle presidenza della Regione nelle elezioni del 2005; l’ex consigliere regionale Domenico Basile, di An; l’ex consigliere regionale dell’Udc Dioniso Gallo; il consigliere regionale di Fi Giuseppe Gentile; gli assessori regionali Luigi Incarnato dello Sdi e Mario Pirillo del Pd; l’ex assessore alla Sanità Giovanni Luzzo, dell’Udc; il consigliere regionale di An Franco Morelli; l’ex parlamentare dell’Udeur Ennio Morrone; il consigliere regionale di Fi Antonio Pizzini; il consigliere regionale di An Antonio Sarra; l’ex assessore regionale all’Ambiente dei Verdi Diego Tommasi e l’ex assessore regionale dell’Udeur Pasquale Maria Tripodi. Infine ha ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini la superteste dell’inchiesta «Why Not», Caterina Merante, cui viene contestata la violazione della legge in materia di occupazione e mercato del lavoro. Con le sue dichiarazioni all’allora pm di Catanzaro Luigi de Magistris, Merante aveva dato il via all’inchiesta poi avocata dalla Procura generale.

LE ACCUSE – Con la chiusura dell’inchiesta l’indagine entra nella fase decisiva. Gli indagati avranno 20 giorni di tempo dalla notifica per chiedere di essere sentiti o per depositare memorie difensive. Quindi la Procura deciderà se chiedere il rinvio a giudizio o il proscioglimento dei singoli. Nell’atto, previsto come atto conclusivo delle indagini preliminari, sono ipotizzati numerosi reati: dall’associazione per delinquere all’abuso d’ufficio, alla turbata libertà degli incanti, dalla truffa alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, dalla frode nelle pubbliche forniture al peculato, dalla corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio all’istigazione alla corruzione, dall’estorsione alla falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. Nel provvedimento gli indagati sono raggruppati per capitoli in relazione alla vicenda che li riguarda, con l’enunciazione dell’ipotesi di accusa. Alcuni indagati sono accusati di più reati.

PRODI E MASTELLA – Già a marzo di quest’anno la Procura di Catanzaro aveva chiesto al gip l’archiviazione per le accuse riguardanti Prodi e l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella. Entrambi erano stati iscritti nel registro degli indagati da de Magistris, che ipotizzava nei loro confronti l’accusa di abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte frodi milionarie ai danni dell’Unione Europea.

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