Stampa / Print
Fonte: http://fabiopiselli.blogspot.com/2008/12/277-il-regimento-ed-il-giullare.html

Mi dichiaro giullare, non di corte ma di cortile.

Il nostro strano paese sta diventando una sorta di piccola caserma d’Europa, nella quale istruire le giovani reclute all’ardimento e sviluppare la loro attitudine allo sbattito dei tacchi.Non è un problema di politica ma di collettività apaticamente apolitica, troppo impegnata a seguire i propri egoismi e gli sfoghi catodici per guardarsi intorno e vedere gli altri che guardano, in cerca di altri sfoghi catodici, possibilmente con tessera abusiva.Stiamo correndo il rischio di ritrovarci nelle piazze coi telecomandi alzati, da sguainare dai gusci di gomma e rendere onore a chi si eleva a guida (per non dire duce) pronto a illuminare la nostra via, breve fra l’altro, dalla piazza a casa, fino al divano ed al televisore.Gioco perciò, giullo alla libertà, all’autonomia, circondando da infanti, con il timore polpottiano di vedermi educato dai bambini come nei campi cambogiani di mnemotica rieducazione.Mi dichiaro portatore di handicap, fisicomotorio (la schiena), sensoriale (l’occhio), intellettivo (la ragione) augurandomi di essere sollevato dallo sbattere i tacchi ed anche di non finire nella nuova Sparta.Strano paese il nostro, che non impara dalla propria storia, fatto di una collettività che si riconosce tale negli stadi, nelle piazze e putroppo anche nei vagoni merci, troppo tardi ormai per sentirsi parte unica.Sembra che vi sia una sorta di conflitto fra gonnelle vaticane e cappucci di altro stato, di toghe italiane e di pensieri europei, nel quale noi cittadini e collettività abbiamo assunto il ruolo di spettatori passivi, come se fosse uno dei tanti spettacoli televisivi dai quali siamo quotidianamente sofronizzati.Gioco quindi, giullo alla ragione dei pargoli ai quali proporre clandestinamente il concetto del libero pensiero senza usb o card o connessione a derivate terze scatole di controllo, ignote ed anonime, come ignoti ed anonimi stiamo diventando nella rincorsa all’apparire per paura di essere cancellati.Giullo d’ora in poi, coi miei pensieri ed i miei confronti, nella ludoteca della vita di questo nostro Stato disidratato dalla linfa della libertà e nutrito con una ipervitaminosica essenza del giorno dopo fatto del nulla di ieri.Giullo alla rivoluzione della via pal, alla guerra dei bottoni, a ciribirim che bel nasin, a pippi calze lunghe, nella speranza di non giocare coi resti di chi è “andato contro la decima”, penzolante dai pali. Meglio morir giullando che viver da schiavo potrei far scrivere come prece sulla mia ignota tomba di un ignoto libero pensatore, ipotizzando che se dovesse essere redatta una lista d’epurazione sarei già in scadenza.Collettività; parola amata e vuota in questo paese di numeri uno e di zero numeri, nel quale siamo tutti allenatori e tutti gerarchi, schiavi di noi stessi e vincolati ai bracci eretti, pronti a capire la posizione delle mani o dei pugni, pronti a regimentarci dimenticando l’uso proprio delle braccia.Quel che più mi dispiace è che non potrò più giocare coi tappi (non si sa mai….)Fabio Piselli

About the author

Related Post

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità di materiale sugli argomenti trattati. Pertanto, non può considerarsi prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della Legge n. 62 del 7.03.2001 e leggi successive.