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Fonte: http://www.comunivirtuosi.org/index.php/news/4-news-generica/383-il-peccato-originale-di-renato-soru

In Sardegna si torna a votare. “Mi dimetto” dice il presidente dimissionario della Regione Renato Soru, poco prima di rientrare in Consiglio regionale dov’è in corso il dibattito-fiume sulle sue dimissioni. “E’ inutile proseguire, serve un Consiglio forte e non uno che galleggi” taglia corto il fondatore di Tiscali che aveva annunciato le dimissioni dopo che il Consiglio aveva bocciato a scrutinio palese (con 55 voti contrari e 21 a favore) un emendamento voluto dallo stesso Soru alla nuova legge Urbanistica. In realtà la crisi con la sua maggioranza era nell’aria da tempo, alimentata da forti tensioni nel Pd, spaccato a metà come il gruppo al Consiglio Regionale.
Dopo le dimissioni l’ex governatore aveva rifiutato ogni tipo di ricongiungimento “formale” con la sua maggioranza, mettendo sul piatto una serie di condizioni per tornare sui suoi passi: adozione dei vincoli paesaggistici nelle zone interne dell’isola, approvazione delle linee elaborate dalla Giunta per la manovra finanziaria 2009, completamento della riforma su istruzione e formazione professionale, riduzione a 80 del numero dei consiglieri, moralizzazione della politica con riduzione di sprechi e indennità aggiuntive dei consiglieri regionali.
Nel pomeriggio, poi, dall’opposizione di centrodestra, arriva un secco no all’appello bipartisan del governatore per evitare il voto. Si iscrivono a parlare in 60. Poi arrivano le parole di Soru che chiudono la questione: “E’ inutile perdere altro tempo. Ridiamo la parola ai sardi”. E consegnano l’isola al voto anticipato a febbraio.
“Le dimissioni le avevo presentate perchè ritenevo che stessimo contraddicendo quanto di importante e di buonissimo avevamo fatto nel governo del territorio. Ma oggi, al di là di richiami all’unità o di parole generiche – dice Soru in aula -, volevo sentire dell’importanza del Piano paesaggistico o della sua applicazione nelle zone interne. Così non è stato. Senza alcun dramma rivendico con orgoglio il grande lavoro fatto dal centrosinistra, mettendo al centro l’interesse della Sardegna senza tirare a campare o, a spese di tutti i sardi, cercare facile consenso”.
Dunque è ufficiale: l’ormai ex presidente della Regione Sardegna si è dimesso. La sua colpa, il suo peccato originale, è stato quello di porre un limite alla cementificazione selvaggia delle coste sarde e all’assalto alla diligenza del turismo di lusso, che ha devastato incontrastato per anni una delle zone più belle d’Italia.
Aveva pensato che il compito della politica potesse essere anche e forse soprattutto quello di creare e/o preservare quelle condizioni di vivibilità di un territorio che garantiscano una vita degna e felice alle comunità locali che le abitano e animano. La politica bipartisan della crescita infinita non poteva accettare che una cosa del genere passasse ad un livello così alto, e il voto in consiglio regionale lo testimonia in modo esemplare.
Soru si è dimesso, il suo partito ha perso l’ennesima occasione per tornare in contatto con la realtà…
Marco Boschini, coordinatore Associazione Comuni Virtuosi – www.marcoboschini.it

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