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Fonte: http://www.carta.org/campagne/pace+e+guerra/16055

Il generale statunitense David Petraeus, cui fanno capo le operazioni militari Usa in Afghanistan e in Iraq, è arrivato a Roma per una visita di due giorni. Oggi incontrerà il presidente Berlusconi e il ministro della Difesa La Russa, domani vedrà il ministro degli Esteri Frattini.

Obiettivo della visita, chiedere un ulteriore appoggio degli alleati italiani alle operazioni in Afghanistan [i militari italiani schierati tra Kabul ed Herat, per ora, sono 2.400] e spiegare come gli Stati uniti si muoveranno in Iraq [dove le truppe Usa sono destinate e diminuire].

Per gli Usa, la situazione è sempre più complicata soprattutto in Afghanistan. La guerra ai talebani è al centro della ricerca resa nota dal centro di analisi internazionale indipendente International council on security and development [Icos], che fornisce analisi e statistiche a supporto delle operazioni Nato in Afghanistan.

I risultati della ricerca sono sconcertanti: i talebani controllerebbero il 72 per cento del territorio, un quarto in più rispetto all’anno scorso. Nel rapporto, l’Icos parla di una media di uno o più attentati a settimana da parte degli insorti, dice che «tre delle quattro vie d’accesso a Kabul sono già in mano alla guerriglia» e che solo nel 7 per cento del territorio i talebani hanno una presenza definibile «scarsa»: nel Panjshir, che il sito Peacereporter definisce «roccaforte dei mujaheddin tagichi», e nelle province attorno a Mazar-e-Sharif, «controllate dalle milizie uzbeche del signore della guerra Rashif Dostum». Sempre Peacereporter sottolinea che tra le regioni che nell’ultimo anno sono di fatto finite in mano agli insorti c’è anche Herat, «dove si concentra il grosso del contingente militare italiano».

Il ministero degli esteri di Kabul, con un comunicato, ha respinto «con forza» quanto affermato dall’Icos. Dice il ministero: «Oltre alla confutabile metodologia del rapporto e alla sua confusione concettuale, sono state male interpretate le attività sporadiche, terrorizzanti e rivolte ai media dei talebani». E ancora, «Le difficoltà sono limitate a un piccolo numero di distretti, soprattutto nel sud e nell’est del paese lungo la nostra frontiera con il Pakistan». Anche la Nato ha immediatamente contestato i dati dell’Icos attraverso il portavoce a Bruxelles, James Appathurai. Ma al contrario dell’Icos, sia il governo di Kabul che la Nato sono ben poco credibili: secondo il Guardian di oggi, infatti, la Nato sta cercando vie alternative al Pakistan per il rifornimento delle proprie truppe, e la forza della guerriglia talebana si è resa evidente anche la notte scorsa, quando nei pressi di Peshawar sono stati assaltati e incendiati un centinaio di camion della Nato.

Anche dall’altro fronte di guerra, in Iraq, giungono notizie pessime per le truppe statunitensi. Questa notte è stato deciso il rinvio a giudizio per strage di cinque agenti della società di sicurezza privata statunitense Balckwater. Sono accusati di aver ucciso 14 civili iracheni e di averne feriti altri venti. I cinque si sono consegnati, nello Utah, alla giustizia statunitense, dopo un anno di indagini dell’Fbi.

La strage è avvenuta a Baghdad il 16 settembre 2007: gli agenti, che dovevano scortare un convoglio di diplomatici Usa, aprirono il fuoco sulle auto ferme per il traffico, nei pressi di una rotonda. A morire sono stati soprattutto donne e bambini. Le guardie della Blackwater, tutti ex-militari Usa, hanno sempre sostenuto di essere certi di essere sotto attacco, e di avere risposto al fuoco nemico. Ma una indagine irachena basata sulle testimonianze dei numerosi testimoni oculari è giunta alla conclusione che gli unici a sparare sono stati proprio gli uomini della Blackwater.

Il governo iracheno ha tentato di processare gli agenti in Iraq, ma gli Usa hanno fatto valere l’immunità prevista dagli accordi sulla sicurezza tra Baghdad e Washington.

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