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Fonte: http://www.carta.org/campagne/ambiente/clima/16109

A Bruxelles 27 paesi membri dell’Unione europea hanno raggiunto un accordo sul clima o meglio una «bozza di compromesso».

L’Italia che ieri aveva minacciato il veto «ha ottenuto una clausola di revisione generale al marzo 2010 per l’intero pacchetto clima-energia dell’Ue estesa alla valutazione sull’impatto di competitività», come ha sottolineato il ministro degli esteri Frattini.

Sarkozy, presidente del turno dell’Ue, ha parlato di un Consiglio europeo «che resterà nella storia», aggiungendo che «è giunto il momento anche per gli Usa di avere un presidente che pone il problema della difesa dell’ambiente come prioritario. Gli Europei hanno fatto qualcosa, ora tocca a voi». Gli Stati uniti, che aspettano l’insediamento di Obama, si arenano ancora una volta sull’accordo sul piano di salvataggio delle industrie automobilistiche, come ha annunciato giovedì sera il leader della maggioranza democratica Harry Reid.

Un traguardo che non si taglia, per il momento, e che i senatori repubblicani difficilmente varcheranno perché si rifiutano di salvare, con fondi pubblici, i tre colossi dell’auto, General Motors, Chrysler e Ford.

Ma di cosa parla Sarkò? Cos’è questo «qualcosa» che gli l’Europa avrebbe fatto «grazie all’apporto del premier Silvio Berlusconi».

Nel rapporto si parla di «carbone pulito» o Carbon Capture and Storage, che non esiste, ma per il quale i Ventisette hanno stanziato sei miliardi di euro per i fondi destinati allo sviluppo della «tecnologia» che «riduce le emissioni di gas serra e le immagazzina sotto terra».

Bocciata la richiesta del premer ungherese Ferenc Gyurcsany, che chiedeva di portare al 20 per cento la quota degli introiti dalla Borsa delle emissioni di C02 da destinare al fondo di solidarietà per la transizione energetica nei Paesi dell’est. E questa sembrerebbe una buona notizia, mentre la bozza contiene alcune «concessioni» per le industrie «non direttamente minacciate dalla competizione internazionale» che dovranno pagare per intero le loro quote di emissioni solo nel 2025 [mentre il testo precedente indicava il 2020]. Ciò implica una maggiore flessibilità per i settori industriali che, di fatto cominceranno nel 2013 con l’obbligo di pagare il 20 per cento dei diritti di C02 per arrivare al 70 nel 2020 e raggiungere il 100 per cento solo nel 2025. mentre fino al 2020 saranno esonerati quattro settori industriali: carta, ceramica, vetro e siderurgia, potranno contare sul 100 per cento dei permessi di C02 gratuiti fino al 2020.

Altra notizia inquietante arriva direttamente da Berlusconi che annuncia come l’Italia «ha ottenuto tutto» perché «le misure vanno in essere dopo il 2013, ma dopo il 2010 ci sarà una rivisitazione di queste misure sulla base dei risultati della conferenza di Copenhagen».

Ossia, nel 2010, dopo la Conferenza di Copenaghen sui cambiamenti climatici in programma a dicembre del prossimo anno, si procederà alla revisione della lista dei settori più «vulnerabili», più esposti alla competizione internazionale a cui spettano solo quote gratuite di emissioni.

Insomma l’accordo sembra più un fallimento che una vittoria. Lo sostengono anche Greenpeace, Wwf, Oxfam, Amici della terra e Climate action network che in una nota congiunta spiegano «E’ un giorno triste per la politica europea sul clima. I capi di stato e di governo hanno rinnegato le loro promesse e voltato la schiena agli sforzi mondiali di lotta contro il cambio climatico».

Mentre ieri il Can, la rete che riunisce le associazioni ambientaliste di tutto il mondo, ha assegnato a Berlusconi il premio «Fossile del giorno»

Resta da capire come si struttura e come funziona il «Fondo Margherita per l’energia, cambiamento climatico e infrastrutture» annunciato dai Ventisette.

Per il resto si aspetta il prossimo 17 dicembre quando l’accordo passerà all’esame dell’Europarlamento, in assemblea plenaria a Strasburgo.

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