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Fonte: http://www.carta.org/campagne/decrescita/16050

È in vena di regali a palloncino il governo di questi tempi. Palloncini grossi e colorati, di tutte le forme, quelli che, tolta l’aria, rimane ben poco. Resta solo la pubblicità, il marketing per il governo, i soldi invece spariscono.

Qualche esempio? Innanzitutto la povery card che prevede di dare 1,33 euro al giorno – tramite una tessera e non direttamente in pensione o busta paga, e non è una differenza da poco – a chi ha redditi sotto i 6/8.000 euro l’anno se con almeno 65/70 anni o, anche a qualsiasi età [per chi ha sempre questo reddito] ma con un figlio con meno di tre anni.

Il trucco, l’aria del palloncino? L’erogazione macchinosa e umiliante di questa Carta farà sì che molti aventi diritto non ne beneficeranno. A seguire, nel decreto anticrisi un bel bonus famiglia: per il solo 2009, da 200 a 1.000 euro se si è all’interno di determinati parametri. L’articolo 1 del decreto anticrisi dice che «Il reddito è relativo al nucleo e nella famiglia debbono essere contati il richiedente, il coniuge se non legalmente separato, i figli o gli altri familiari a carico». Ed ecco l’entità del bonus: 200 euro ai pensionati se il reddito complessivo non è superiore a 15.000; 450 euro per la famiglia di tre persone con un reddito inferiore a 17.000 euro; 600 euro per la il famiglia di cinque persone se però il reddito non supera 20.000 euro. E ben 1.000 euro se la famiglia è di almeno [!] sei componenti; il reddito in quel caso non deve superare i 22.000 euro.

Il trucco, l’aria del palloncino? Fatelo voi il calcolo di quanto deve essere il reddito complessivo massimo a testa per poterne usufruire. E provate a pensare se voi con quel reddito ci campate.

È noto, inoltre, che la spesa per pagare il mutuo sulla casa incide molto sui redditi. Nello scorso semestre il 53 per cento dei mutuatari pagava una rata mensile superiore ai 750 euro; era il 19 per cento nel 2000. Mentre il 50 per cento delle famiglie che nel 2000 pagava una rata fino a 500 euro oggi si è ridotto al 18 per cento. Per il 2009, solo nel 2009, il governo mette un tetto alla rata dei mutui casa per quelli a tasso variabile. La rata non può superare il tasso del 4 per cento [non è chiaro se con o senza spread, cioè il margine applicato dalla banca sull’indice Euribor oggi usato come parametro per i mutui] l’eccedenza se lo accollerà lo Stato che pagherà la banca.

Nella sostanza però c’è un trucco, l’aria del palloncino. Nel decreto legge [art.2], si legge: «L’importo delle rate, a carico del mutuatario, dei mutui a tasso non fisso da corrispondere nel corso del 2009 è calcolato con riferimento al maggiore tra il 4 per cento senza spread, spese varie o altro tipo di maggiorazione e il tasso contrattuale alla data di sottoscrizione del contratto». In altre parole a chi ha il mutuo si applica il maggiore tra il tasso in essere e il tasso al momento della sottoscrizione.

Proviamo a essere più chiari. L’Euribor [il parametro di riferimento] oggi è il 3,4 per cento; le banche esose di soldi, di utili e di pelo sullo stomaco hanno chiesto e stanno chiedendo uno spread [il guadagno] intorno all’1 per cento, cioè oggi un tasso finito per il cliente intorno al 4,3 per cento. Il tasso che dal 1 gennaio 2009 si applicherà grazie al decreto è il 4 per cento, lo 0,4 cioè sarà dato alle banche dallo Stato. Ma se si è sottoscritto un mutuo gli scorsi anni con un tasso iniziale più alto del 4 per cento, quello resta il tasso su vui calcolare la rata, l’eccedenza, se c’è, la paga lo Stato.

Il tetto del 4 per cento si applica infatti solo a quei mutui che al momento della sottoscrizione prevedevano un tasso inferiore a tale soglia. Una circostanza, questa, che in linea di massima si è verificata solo per i finanziamenti accesi fra il 2003 e il 2006; per quelli successivi risulterebbe invece mediamente più conveniente far riferimento al tasso di mercato stabilito dal contratto. Se le condizioni dei tassi perdurassero, secondo i calcoli della relazione tecnica al provvedimento, il costo massimo della misura sarebbe di un miliardo. Nella previsione reale circa la riduzione dei tassi di interesse nel corso del 2009 [come dimostrano i tagli record ai tassi europei della Bce decisi il 4 dicembre] il costo massimo potrebbe scendere intorno ai 55 milioni di euro, cioè pari agli emolumenti percepiti da Geronzi [Mediobanca] e Passera [Intesasanpaolo] nel 2007.

In pratica, è stata sufficiente la riduzione del costo del denaro dello 0,75 per cento decisa dalla Bce, per rendere i vantaggi pressoché nulli.

Ma di aria questo palloncino dei mutui è molto pieno: solo tre anni fa il tasso variabile era stato scelto nel 74 per cento delle erogazioni, oggi il dato è precipitato al 22 per cento dei nuovi mutui. Mentre il tasso fisso ha superato il 50 per cento; il resto sono mutui a tasso misto.

Com’è che tutti questi politici attenti alla vita reale delle famiglie si sono accorti solo ora della strozzatura dei bilanci dei cittadini? Proprio ora, guarda caso, che i tassi sono in discesa.

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