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Fonte: http://italiadallestero.info/archives/2421

[Sunday Herald]

L’Italia ha uno dei più alti livelli al mondo di diffusione di telefoni cellulari e agli italiani in genere piace parlare. Così non sorprende che le intercettazioni e le sofisticate analisi del traffico telefonico abbiano aiutato a rintracciare l’ultima generazione delle Brigate Rosse, a mettere dietro le sbarre i boss mafiosi, ad arrestare potenziali terroristi islamici e a mettere in imbarazzo politici dalla lingua lunga.

Ma sembra esserci proprio quest’ultima categoria dietro le proposte di legge volte a regolare l’uso delle intercettazioni telefoniche, nonostante i procuratori antimafia abbiano avvertito che sarebbe un grosso ostacolo alla lotta al crimine organizzato.

Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ha riferito al parlamento che le sue indagini potrebbero venire ostacolate se una nuova legge dovesse impedirgli di usare le intercettazioni per raccogliere informazioni sui crimini relativamente minori, come l’estorsione e la frode, commessi dalle grandi organizzazioni criminali, e se dovesse essere ridotto il periodo di tempo durante il quale le intercettazioni possono essere effettuate.

Lo scorso anno i magistrati hanno ottenuto quasi 80,000 autorizzazioni per le intercettazioni, ad un costo per lo Stato di 224 milioni. La cifra non sta a indicare che sono stati messi sotto controllo i telefoni di 80.000 persone, ma piuttosto riflette il fatto che i criminali tendono a usare diversi telefoni nel tentativo di evitare di essere intercettati.

Il governo afferma che il costo è troppo elevato, che il metodo è troppo invadente e che è inammissibile che i risultati delle intercettazioni spesso finiscano sui giornali. La soluzione proposta è di limitare l’uso delle intercettazioni ai crimini più gravi che prevedano una pena di almeno 10 anni di carcere, e di aumentare le sanzioni per i funzionari e i giornalisti coinvolti nella fuga di notizie. Ma i magistrati hanno avvertito che questi cambiamenti sono solo una delle riforme che porteranno a diminuire l’autonomia e l’efficacia del potere giudiziario e che renderanno più difficile venire a conoscenza dei reati commessi dai politici.

Silvio Berlusconi stesso è stato vittima delle intercettazioni telefoniche. Intercettazioni ordinate dai magistrati di Napoli hanno rivelato il vivo interesse del Presidente del Consiglio per la carriera televisiva di un certo numero di attrici. Le registrazioni di alcune delle sue conversazioni private sono finite sul sito del settimanale L’Espresso.

L’onnipresente orecchio del Grande Fratello ha colto inoltre imbarazzanti conversazioni che vedono coinvolti i leader dell’opposizione di centro-sinistra. Le intercettazioni sono alla base delle inchieste per corruzione aperte nei confronti dei funzionari di centro-sinistra delle amministrazioni locali di Napoli e Firenze, che hanno messo in forte difficoltà il leader dell’opposizione Walter Veltroni.

Adesso sono in molti a temere che gli scandali possano spingere i politici a serrare i ranghi e a sostenere i progetti di Berlusconi di mozzare gli artigli dei magistrati.

Forse l’inchiesta più delicata è quella che riguarda un caso di presunta corruzione e frode in Calabria. L’inchiesta, per lo più basata su intercettazioni telefoniche, ha coinvolto politici di entrambi gli schieramenti, compresi il presidente del Partito Democratico Romano Prodi e l’ex ministro della giustizia, Clemente Mastella. Entrambi sono stati scagionati dalle accuse di illecito, ma solo dopo che al procuratore era stato sottratto il caso in seguito alle accuse di rapporti inappropriati tra alcuni dei suoi colleghi e i politici sui quali stava indagando.

L’inchiesta, iniziata dal procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris, è giunta al culmine con un straordinario impasse giudiziario tra i colleghi che hanno rilevato il caso e i giudici di Salerno che stavano investigando a proposito delle proteste di De Magistris per le interferenze della politica nelle sue indagini. I procuratori di Salerno hanno mandato la polizia negli uffici di Catanzaro per sequestrare la documentazione dei loro colleghi e perquisire le case di sette magistrati. Un procuratore ha affermato di essere stato fatto spogliare e che la polizia ha controllato anche gli zaini di scuola dei suoi figli.

Un ruolo fondamentale nell’inchiesta di De Magistris è stato svolto da Gioacchino Genchi, che ha intercettato le telefonate e ha analizzato il traffico telefonico per conto del procuratore di Catanzaro. Si ritiene che Genchi, che ha lavorato su casi delicati anche per molti altri giudici, abbia accumulato un database di numeri telefonici appartenenti a 392,000 persone, tra cui parlamentari e capi dei servizi segreti. I partiti sia di destra che di sinistra hanno manifestato le proprie preoccupazioni in parlamento in merito a “una situazione assolutamente anormale”. Genchi ha risposto in maniera decisa, insinuando in un’intervista radiofonica che alcuni di quelli che si stanno torcendo le mani sono politici e magistrati che hanno paura delle prove che stava raccogliendo.

Un’associazione che rappresenta i familiari delle vittime della mafia si è pronunciata in suo favore. “La sua “colpa” è quella di aver collaborato come consulente in una delle indagini più importanti degli ultimi anni e di aver minacciato il sistema di poteri deviati che in Italia sta alla base della nostra falsa democrazia.”

La scorsa settimana Gerardo D’Ambrosio, ex magistrato di Milano impegnato nella lotta alla corruzione e ora membro dell’opposizione in parlamento, ha messo in guardia i suoi colleghi contro le limitazioni al settore giudiziario. “Non possiamo arrivare a un compromesso sulla giustizia con un premier che ha fatto approvare leggi incostituzionali per fermare i processi che lo vedevano imputato e per depenalizzare i reati commessi nel caso non ci fosse riuscito”, ha detto. Le riforme proposte da Berlusconi, ha aggiunto, renderebbero più difficile smascherare i casi di corruzione. “In un periodo di crisi globale sembra una cosa incredibile.”

[Articolo originale di Philip Willan]

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