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Fonte: http://temi.repubblica.it/micromega-online/181208-europa7-il-governo-ha-mentito/

Nei giorni scorsi il governo ci aveva fatto sapere che il caso “Europa 7” poteva ormai considerarsi chiuso, dal momento che erano state trovate le frequenze necessarie a consentire una piena operatività alla impresa di proprietà di Francesco Di Stefano. La notizia ci aveva riempito di speranza; per una volta il governo del conflitto di interessi ci aveva illuso e ci preparavamo a rendere onore al sottosegretario Romani e ai suoi collaboratori.
Per antica diffidenza e forse per un consolidato pregiudizio nei confronti di re Silvio decidemmo, come associazione articolo 21, di non abbandonarci a immediati festeggiamenti e di attendere l’udienza del Consiglio di Stato per poter apprezzare la soddisfazione dei diretti interessati: Di Stefano e i suoi legali.
L’udienza si è svolta e, con somma sorpresa, abbiamo appreso che la parte lesa non è affatto soddisfatta, anzi si sente presa in giro.
Le frequenze non sono affatto sufficienti. L’emittente Europa7 non sarebbe affatto in grado di coprire l’intero territorio nazionale, anche perché le frequenze utili sono già occupate da Rete 4, a dispetto delle sentenze della Corte Costituzionale e della stessa sentenza del tribunale europeo. Il governo, dunque, non ci aveva raccontato la verità, e quei giornali che si erano bevuti la velina non avevano informato correttamente i loro lettori.
A difendere gli interessi dell’esecutivo, ovviamente, era presente l’avvocatura dello stato che ha contestato le ragioni esposte dal cittadino Di Stefano. Si tratta di una procedura ordinaria, ci è stato replicato. Tale procedura, tuttavia, assume un aspetto paradossale e grottesco in Italia, dal momento che il presidente del consiglio è parte in causa, essendo il proprietario delle frequenze contestate ed essendo anche il capo dell’esecutivo che ha emanato il decreto chiamato da tutta la stampa semi indipendente decreto salva rete 4 o decreto ammazza Europa 7. In queste condizioni è davvero difficile parlare di uguaglianza tra i cittadini e persino tra gli imprenditori medesimi, anche se in questo caso la Confindustria non tuonerà a difesa dei sacri principi del libero mercato.
Dal Consiglio di stato ci attendiamo una decisione che recepisca integralmente la sentenza europea e metta fine a un vero e proprio e proprio scandalo.
Restiamo in attesa di vedere se e quanti opinionisti sedicenti liberali decideranno di far sentire la loro voce a sostegno di un imprenditore che ha avuto il solo torto di non farsi un partito su misura e di non potersi regalare una mezza tonnellata di norme “ad personam e ad aziendam”…

Giuseppe Giulietti

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