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Fonte: http://www.carta.org/articoli/16201

Non smette di suscitare le critiche e le proteste vaticane la mozione che la Francia ha presentato alle Nazioni Unite contro il perseguimento penale dell’omosessualita’ in vigore in diversi Paesi del mondo. In realta’, afferma l’Osservatore romano di oggi, che torna con una nota severa sull’argomento, l’obiettivo non e’ quello di tutelare diritti fondamentali ma affermare l’identita’ di genere che supera la differenza biologica uomo-donna e stabilisce che gli orientamenti sessuali sono frutto della cultura. Da qui la strada e’ aperta, per il quotidiano della Santa Sede, al matrimonio fra persone dello stesso sesso e all’adozione dei bambini da parte delle coppie gay cosi’ come alla procreazione assistita, tutto in base a un concetto astratto di individuo. ‘’Il documento francese proposto alle Nazioni Unite non e’ un documento finalizzato, in primis, alla depenalizzazione dell’omosessualita’ nei Paesi in cui e’ ancora perseguita, come i media, semplificando, hanno raccontato’’, scrive il quotidiano della Santa Sede. In tal caso, infatti, non vi sarebbe stata alcuna opposizione da parte dell’Osservatore permanente del Vaticano presso l’Onu, mons. Celestino Migliore. ‘’La Chiesa Cattolica, del resto -afferma la nota non firmata dell’Osservatore- basandosi su una sana laicita’ dello Stato, ritiene che gli atti sessuali liberi tra persone adulte non debbano essere trattati come delitti da punire’’.

‘’Ma questo documento -prosegue l’Osservatore romano- in realta’, parla d’altro, e cioe’ promuove una ideologia, quella dell’identita’ di genere e dell’orientamento sessuale. Le categorie di orientamento sessuale e di identita’ di genere, che nel diritto internazionale non trovano alcuna chiara definizione, vengono introdotte come nuove categorie di discriminazione e si cerca di applicarle all’esercizio dei diritti umani’’. E invece, secondo il giornale vaticano, ‘’si tratta di concetti controversi su base internazionale, e non solo dalla Chiesa, in quanto implicano l’idea che l’identita’ sessuale sia definita solo dalla cultura, e quindi suscettibile di essere trasformata a piacere, secondo il desiderio individuale o le influenze storiche e sociali’’. In tal modo, introducendo tali categorie, si da’ impulso al falso convincimento che l’identita’ sessuale sia il prodotto di scelte individuali, insindacabili e, soprattutto, meritevoli in ogni circostanza di riconoscimento pubblico’’. ‘’Non si tratta purtroppo di teorie marginali -afferma ancora l’Osservatore romano- se si pensa che le proposte di riconoscimento di diritti di famiglia alle coppie omosessuali incluse quelle relative all’adozione e alla procreazione assistita si basano sull’idea che la polarita’ eterosessuale non sia un elemento fondante della societa’, ma un arbitrio da cancellare’.

‘’Quindi – prosegue la nota dell’Osservatore intitolata Difesa dei diritti e ideologia – il tentativo di introdurre le citate categorie di discriminazione si salda con quello di ottenere l’equiparazione delle unioni dello stesso sesso al matrimonio e, per le coppie omosessuali, la possibilita’ di adottare o procreare bambini. Bambini che rischierebbero, tra l’altro, di non conoscere mai uno dei due genitori e di non poter vivere con lui o lei’’. Si sottoliena infine che coloro che si opporranno in futuro a questa visione dei rapporti uomo-donna, come le religioni, potrebbero vedere limitato il diritto di ‘’trasmettere il loro insegnamento’‘. Il Vaticano aveva gia’ diffuso una nota dell’Osservatore permanente della Santa Sede all’Onu, mons. Celestino Migliore, nella quale si precisava ulteriormente la posizione della Chiesa sulla mozione francese: ‘’La Santa Sede -si legge nel testo di mons. Migliore. apprezza gli sforzi fatti nella Declaration on human rights, sexual ’’orientation and gender identity- presentata all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 18 Dicembre 2008 – per condannare ogni forma di violenza nei confronti di persone omosessuali, come pure per spingere gli Stati a prendere tutte le misure necessarie per metter fine a tutte le pene criminali contro di esse’’. ‘’Allo stesso tempo proseguiva la Santa Sede osserva che la formulazione di questa Dichiarazione va ben aldila’ dell’intento sopra indicato e da essa condiviso’’. In particolare, affermava mons. Migliore, ‘’le categorie orientamento sessuale e identita’ di genere, usate nel testo, non trovano riconoscimento o chiara e condivisa definizione nella legislazione internazionale. Se esse dovessero essere prese in considerazione nella proclamazione e nella traduzione in pratica di diritti fondamentali, sarebbero causa di una seria incertezza giuridica, come pure verrebbero a minare la capacita’ degli Stati alla partecipazione a e alla messa in atto di nuove o gia’ esistenti convenzioni e standard sui diritti umani’’. Quindi la nota spiegava: ‘’Nonostante che la Dichiarazione giustamente condanni tutte le forme di violenza contro le persone omosessuali e affermi il dovere di proteggerle da esse, il documento, considerato nella sua interezza, va aldila’ di questo obiettivo e da’ invece origine a incertezza delle leggi e mette in questione le norme esistenti sui diritti umani’’.

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