Stampa / Print
Fonte: http://fabiopiselli.blogspot.com/2008/12/290-del-natale-dei-vivi-e-dei-morti.html

Natale, periodo di tradizione religiosa che sembra aver perso quella spiritualità propria per essere sostituita da una impropria religione consumistica che ci spinge a compensare le nostre ansie e le nostre paure, non più rivolgendoci ad un limitato Dio di turno quanto al policommerciante a turno pieno. Da bambino mia Nonna mi insegnava a dire il sermone per ottenere il pensiero del regalo, oggi insegniamo ai nostri figli a ripetere la formula pubblicitaria per indicare al negoziante l’articolo da acquistare. Sono un “umanista”, rispettoso delle religioni ma non religioso per rispetto, come tale osservo il mondo che vedo e studio il mondo che non percepisco, mi confronto con quel di me e degli altri riconosco sulla terra e cerco il confronto con un mondo universale, vestito di emblemi religiosi dei tanti Dei e dei tanti culti, vestiti indossati da persone, quindi da psicologie, emozioni, sensazioni, alle quali sono effettivamente interessato proprio per capire la religione delle persone e non solo le persone delle religioni. La morte è parte del percorso del dono della vita, per alcuni è un ritorno alla polvere, per altri è un entrata nelle grazie di Dio, per altri ancora è la fine di una vita in attesa della reincarnazione in un’altra, per molti è semplicemente qualcosa a cui non pensare ed esorcizzare con la vita vissuta in fuga dalla morte. Accetto la morte, meno il morire per violenza e con dolore, desidero capirne i motivi e per farlo mi guardo dentro per osservarmi fuori, anche in cerca dei Dei che danno la vita e che ci lasciano il libero arbitrio di dare la morte, trasformandoci in un Dio di noi stessi al quale chiedere perdono per esserci uccisi uno con l’altro, molto spesso in nome del proprio Dio. La religione è o dovrebbe essere un sostegno, la forza, l’ascolto del nostro muto parlarci con l’anima e con la fede, non solo un alibi nel quale proiettare le nostre responsabilità in attesa di un perdono placebo e non maestro. Mi manca mia Nonna, che mi spiegava il suo rosario latinizzante, palla per palla, che mi insegnava le preghiere nelle sua stanza, letto a destra della porta dopo il piccolo comodino con Giovanni XXIII e l’armadio fronte letto con gli abiti antichi di una gioventù di guerra. Mi mancano anche i suoi “Dio prete e Madonna sora” espressi in quel tarquinese onesto imprecare, per poi correre a pregare cercando il perdono di quella bestemmia sfuggita alla rabbia, costringendomi ancora una volta al rosario, perchè le avevo stimolato io la bestemmia con qualche casino che avevo combinato. Mi manca mio padre comunista e mangiapreti, che entrò in chiesa per rispetto del matrimonio di mio fratello, dopo ardua opera di invito al ripensamento col furto della giacca da sposo e delle chiavi della macchina per fargli far tardi, azione imputata allo “zio matto” di Tarquinia famoso per aver mangiato il fulmine che lo ha folgorato, lasciandolo in vita ma un pò scosso. Papà non ha fatto in tempo a venire al mio di matrimonio, ma forse ha imparato a pregare durante il tumore alle ossa che se lo è mangiato piano piano. Mi manca mio figlio tolto alla vita poco dopo la nascita, per volere di un Dio hanno detto alla madre americana, che oggi avrebbe avuto 21 anni con tanti se e tanti ma che ogni tanto mi sforzo di non chiedermi.
Mi manca il giovane suocero, morto d’amianto, che però ha fatto in tempo a venire al matrimonio della figlia, donandoci la sua gioia, ed anche la preoccupazione perchè la figlia sposava un mezzo matto come me, ma riconosceva la mia onestà ed il mio amore, forse per questo mi ha chiesto di chiudergli gli occhi quando ha capito di andarsene.
Questo è il Natale per molti di noi, nostalgia, dolore e pensieri per chi non c’è più, paradossalmente nella ricorrenza della nascita di chi c’è da sempre. La famiglia aiuta ed è importante, perchè insegna a riconoscere quel che c’è in vita rispetto a ciò che è stato parte della vita, che rimane dentro di noi, come guida o come rimpianto, certamente come una emozione giusta da esprimere e che mi auguro di riuscire sempre a sensibilizzare con la mia emotività. Questi giorni hanno il dono di regalarci una overdose di nulla oppure un poco da dosare per capirne il molto che può contenere, da trovare nella fede, nella famiglia, nei ricordi nostalgici, ognuno come meglio crede. Musica, luci e carillon fanno da contorno ad una grande festa, che dovrebbe spingerci al silenzio ed alla riflessione per poi sfogarci nella notte del nuovo anno, come una preghiera di saluto nei confronti di chi ci ha insegnato a pregare, Gesù bambino per molti, mia Nonna per me; che ha desiderato farmi conoscere Gesù attraverso i suoi tanti “Dio prete”, oneste e pure espressioni di campagna, molto più educative di tanti spot pubblicitari che invitano i figli a “bestemmiare” per costringere a comprargli il regalo più moderno, senza nemmeno conoscere la differenza fra il bue e l’asinello e diffidando dai re magi per il presunto colore della pelle di qualcuno di loro. Meditazione e pandoro oppure panettone e solidarietà verso noi stessi per stimolarci a riconoscere il tanto dolore e la sofferenza che ci circonda, fatta di gente comune, di nostri simili, forse con Dei diversi ma con la stessa capacità di amore di tutti noi, spesso incapaci di amare per paura di riconoscere il dolore da nascondere anche in questo Natale.
Apriamoci a chi è in cerca della propria stella cometa e alziamo gli occhi al cielo, dove trovare il proprio Dio, o la Nonna, o i padri, o i figli che non ci sono fisicamente più, per darci l’opportunità di concretizzare il senso della vita e della morte, cioè l’amore, la reciproca e soddisfacente capacità di esprimere le nostre sensazioni, le emozioni, belle e brutte, certamente vive e capaci di farci condividere la gioia del Natale e la tristezza delle assenze in forza d’amore, che ognuno riconosce dove e come crede, che ognuno è capace di dare e di ricevere….
Fabio Piselli

About the author

Related Post

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità di materiale sugli argomenti trattati. Pertanto, non può considerarsi prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della Legge n. 62 del 7.03.2001 e leggi successive.