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Fonte: http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/economia/crisi-7/risposte-roubini/risposte-roubini.html

Repubblica.it ha raccolto i quesiti dei lettori e li ha girati al “guru”
di Wall Street che ha previsto tutti gli sviluppi del disastro economico

L’ECONOMISTA Nouriel Roubini risponde alle domande dei lettori di Repubblica raccolte attraverso il sito del giornale. Ecco una sintesi delle riposte divise per argomenti.

Quanto durerà la crisi? Le domande dei lettori

Le risposte di Roubini

Banche italiane, dollaro-euro, Cina

IL PRECARIATO
Lei parla di flessibilità, però proprio l’esasperazione di questo concetto, la precarietà, è uno dei mali dell’Italia…
Premesso che io non sono un esperto di mercato del lavoro, posso solo dire che da sempre c’è una disputa fra gli economisti sul punto di equilibrio fra lavoro “formale” e lavoro “precario”. Il cosiddetto “dual labor market” è una realtà in molti paesi. Probabilmente in Italia è successo che gli eccessi di tutela e di rigidità per la prima di queste due voci hanno portato le imprese a stringere troppo sulla seconda. Una certa mancanza di controlli ha poi fatto sì che da “precari” molti lavoratori siano diventati “shadow”, cioè siano entrati nel lavoro nero. Bisogna considerare il risentimento politico e le tensioni sociali che questa situazione comporta, e intervenire. Ma non sarà semplice, tutt’altro. Posso dire però una cosa: in questo momento l’inflazione da prezzi non è un problema, anzi il mondo intero teme il contrario, cioè la deflazione, che è l’abbassamento generalizzato di tutti i valori. In America l’indice dei prezzi al consumo è addirittura sceso in negativo il mese scorso, e la core inflation è a zero. In Europa avete situazioni se non analoghe piuttosto simili. Così, il sistema forse è in grado di tollerare un minimo di spinte sull’altro fronte tradizionalmente inflattivo, cioè i salari.

IL CREDITO
Perché si sono salvate tante banche dal fallimento e non le aziende manifatturiere?
C’è stata un’attenzione speciale per le banche, è vero, ma io concordo con questa posizione. Le banche costituiscono l’ossatura del sistema economico del paese, e una serie di loro fallimenti avrebbe comportato un danno sistemico irreversibile. Pensate a cos’è accaduto per il fallimento della Lehman Brothers il 15 settembre: la crisi sembrava sul punto di esser risolta, o almeno aveva allentato la sua morsa, ma dopo quella data la situazione è di nuovo precipitata in un modo ancora più grave. Comprendo la difficoltà ora di allargare gli aiuti anche al comparto manifatturiero, a partire dall’auto. E’ anche vero che mi ero espresso con decisione contro il piano Paulson nella sua originaria formulazione, in ottobre: sembrava che quei 700 miliardi di dollari dovessero essere utilizzati solo per riacquistare i titoli tossici e liberare così i bilanci delle banche, senza nessun intervento strutturale che risolvesse i problemi. Sarebbe stato un colossale spreco di denaro. Poi per fortuna è intervenuto un generale ravvedimento ed è stata ampiamente rimodulata la tipologia di aiuti, compreso l’intervento diretto nel capitale delle banche e anche probabilmente di alcune importanti società manifatturiere. Ora secondo me gli aiuti sono impostati correttamente.

GLI INTERVENTI
Ma i governi hanno a disposizione le risorse per tutti gli interventi statali che vengono reclamati?
Qui c’è uno dei punti centrali dell’intera crisi. Naturalmente ci sono paesi più pronti a varare massicci interventi pubblici, e altri meno. Fra i primi c’è sicuramente l’America, per la sua facilità di accesso ai mercati internazionali del credito e anche perché quanto a debito pubblico c’è ancora margine di manovra: oggi è inferiore al 50% del Pil, dopo questa massiccia ondata di interventi si potrà arrivare al 60-65%, che è molto ma per un paese forte come gli Stati Uniti è ancora tollerabile e riassorbibile in un ragionevole numero di anni. Fra i paesi che invece incontrano dei limiti c’è l’Italia. Come dicevo, dovete considerare una grande fortuna far parte dell’euro, però bisogna misurarsi concretamente con i problemi. E a volte può diventare un problema un patto di stabilità così rigido e severo: ora, non sostengo che debba essere abolito, però dovrebbe essere interpretato con maggior flessibilità perché stiamo vivendo veramente tempi eccezionali. Di questo, tra l’altro, doveva rendersi conto prima la Bce, che invece pur di salvaguardare la stabilità monetaria ha tenuto innaturalmente alti per troppo tempo i tassi. Se li avesse abbassati prima, in Europa si poteva evitare il peggio.

I CONTROLLI
Quello che emerge è un’allarmante carenza dei controlli nella finanza: come è stato possibile?
Quando un sistema finanziario perde in un anno e mezzo quasi un trilione di dollari, per la precisione 945 miliardi, qualcosa che non è andato nel sistema dei controlli c’è sicuramente stato. Si deve indagare senza indulgenze sia sul sistema del rating di Moody’s e delle altre agenzie, sia soprattutto sugli illeciti che si sono annidati a Wall Street in tutti questi anni, cosa quest’ultima che è finalmente cominciata la settimana scorsa. Troppe opacità, troppe mancanze di trasparenza, troppi meccanismi ambigui. E in unione a questo, troppo reckless investment, investimento incosciente. Non è un reato, ma è ugualmente distruttivo. Servono poche ma precise regole. E’ un grossissimo impegno: in America, Obama direi che è perfettamente consapevole di quest’esigenza di riportare ordine. In Europa probabilmente la consapevolezza è la stessa, occorre la volontà di trasformarla in fatti. E bisogna agire subito, per evitare che quando finalmente la situazione migliorerà si ricada ancora una volta nello stesso errore, e si riavvii lo stesso circolo vizioso di boom and bust.

OBAMA
Cosa augura ad Obama? Ma lei è stato contattato? Ed è vero che sta investendo in Borsa?
Barack Obama ha tutte le qualità e l’intelligenza per essere un grande presidente. Certo, le condizioni sono disastrose, stiamo attraversando la più grave crisi degli ultimi 60 anni, e i tempi di recupero non saranno immediati. Però ha le migliori idee e il miglior team per realizzarle, da Larry Summers a Tim Geithner, il ministro del Tesoro, dal superconsulente Paul Volcker a Mary Shapiro (nominata ieri a capo della Sec, ndr). Quanto a me, ho già lavorato con l’amministrazione Clinton, e ora preferisco mantenere l’attuale posizione, da un lato di docente universitario e dall’altro di consulente tramite la mia newsletter, che per fortuna va molto bene (Rge Monitor, ndr). Dagli ambienti politici, in tutti questi mesi mi hanno telefonato spesso, non le dirò chi, per chiedermi consigli: spero che continueranno a farlo. Se sto investendo in Borsa? Diciamo che io sono il tipico investitore “passivo”. Non mi preoccupo dell’andamento del breve termine. Se mi chiede se da qui a 20 o 30 anni sarà stato un buon affare, migliore di tanti altri investimenti, le rispondo certamente di sì. Sul breve e medio il discorso è molto diverso. Come dicevo, neanche Obama può fare miracoli.

(a cura di Eugenio Occorsio)

(19 dicembre 2008)

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