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Fonte: http://www.carta.org/campagne/dal+mondo/16139

Mentre in Iraq scoppia la mobilitazione a favore di Mutadar al-Zaidi, il giornalista che ha lanciato una scarpa contro George W. Bush, il vicepresidente uscente Dick Cheney ammette di essere stato coinvolto processo di autorizzazione delle torture della Cia a Guantanamo, compreso l’ormai famigerati waterboarding. In un’intervista all’emittente statunitense Abc, Cheney ha confermato in pieno il ruolo di architetto e vero ispiratore della linea dura contro i sospetti terroristi, criticata pochi giorni fa dal rapporto della commissione forze armate del Senato. Cheney, peraltro, non sembra aver cambiato idea: a proposito di Guantanamo, infatti, dice che la chiusura «dovrebbe avvenire quando sarà finita la lotta al terrorismo». Di più, l’ormai quasi ex vice presidente rivendica anche il fatto di aver condotto la guerra all’Iraq nonostante l’assenza di qualsiasi prova sulle presunte armi di distruzione di massa in possesso di Saddam Hussein: «Credo che abbiamo preso la decisione giusta nonostante l’intelligence non fosse accurata sui punti principali», ha detto Cheney.

In Iraq, intanto, Dargham al-Zaidi, fratello di Mutadar, ha accusato la polizia irachena di averlo picchiato. Secondo le dichiarazioni rilanciate dalle agenzie di stampa internazionali, Mutadar avrebbe diverse costole rotte, un occhio in cattive condizioni, una mano rotta e soffirerebbe per un’emorragia interna dovuta al pestaggio subito.

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