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Fonte: http://toghe.blogspot.com/2008/12/caso-de-magistris-da-toghe-politici-e.html

Riportiamo un articolo di Francesco Viviano, tratto da La Repubblica del 4 dicembre 2008. Poiché dello stesso articolo si hanno, inspiegabilmente, due versioni molto diverse (una tratta dal giornale carteceo acquistato in edicola e una tratta dalla Rassegna stampa del Ministero della Difesa, a questo link), le riportiamo entrambe perchè ciascuna contiene importanti informazioni non presenti nell’altra.

di Francesco Viviano
(Giornalista)

da La Repubblica del 4 dicembre 2008

Versione tratta dal giornale acquistato in edicola:

Salerno – I vertici della Procura di Catanzaro e i politici e gli imprenditori che erano stati indagati nelle inchieste Why not e Poseidone avrebbero compiuto un vero e proprio «atto corruttivo» finalizzato a delegittimare ed esautarare il pm Luigi De Magistris, che coordinava quelle indagini.

E tra i “corruttori” ci sarebbero «il ministro della giustizia pro tempore, Clemente Mastella, Antonino Saladino, il senatore Francesco Pittelli (Forza Italia ndr)» e i capi degli uffici, l’ex procuratore, Mariano Lombardi, il procuratore aggiunto, Salvatore Murone, l’ex procuratore generale Dolcino Favi e quello attuale, Enzo Jannelli.

E’ questo il pesante atto d’accusa dei magistrati di Salerno che l’altro ieri hanno compiuto un vero e proprio blitz al palazzo di giustizia di Catanzaro, guidato dal procuratore Luigi Apicella, da altri cinque magistrati e da un centinaio di carabinieri che hanno perquisito gli uffici e sequestrato migliaia di atti.

E nel decreto di perquisizione della magistratura non vengono risparmiate critiche anche ad alcuni componenti del Consiglio Superiore della Magistratura che «incolparono» e poi «processarono» il pm Luigi De Magistris al quale i suoi capi avevano avocato le inchieste e che fu poi trasferito a Napoli.

Un decreto di perquisizione di 1.700 pagine pieno di riferimenti, fatti; circostanze, testimonianze che, secondo i magistrati di Salerno, dimostrano che nei confronti di De Magistris ci fu un vero e proprio complotto per bloccare le indagini.

E con i loro atti e comportamenti, i magistrati e i politici che erano coinvolti nelle inchieste di Luigi De Magistris, avrebbero determinato «mediante reiterati atti contrari ai doveri d’ufficio e in cambio di utilità promesse e/o ricevute dai predetti indagati, l’esautorazione delle inchieste del magistrato inquirente».

Parole pesantissime che provocheranno altre polemiche e veleni.

Nell’atto d’accusa dei magistrati di Salerno, i politici, gli imprenditori e i vertici giudiziari calabresi avrebbero addirittura «anticipato» agli indagati «la definizione, in senso favorevole» della loro posizione nelle inchieste che furono avocate a De Magistris e condotte dai procuratori Generali e dal procuratore aggiunto di Catanzaro.

Non solo i pm di Salerno dicono senza mezzi termini che le inchieste Why Not e Poseidone furono avocate a De Magistris «per delegittimare il suo operato e la sua immagine professionale anche attraverso plurime iniziative disciplinari, che, sino ad oggi, ne hanno determinato il definitivo allontanamento dalla sede giudiziaria di Catanzaro e dalle funzioni inquirenti».

E a sostegno di questa tesi nel decreto di perquisizioni compiute l’altro ieri a palazzo di giustizia di Catanzaro, i magistrati di Salerno hanno allegato alcuni passaggi delle inchieste di De Magistris.

Tra questi ricordano una telefonata partita dallo studio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicola Mancino, al prin-cipale indagato dell’inchiesta Why Not, l’imprenditore, Antonino Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria.

Una telefonata fatta il 30 aprile del 2001 e durata 183 secondi.

Nel decreto di perquisizione viene citato un altro alto magistrato, Mario Delli Priscoli, procuratore generale della Corte di Cassazione, che avviò l’azione disciplinare nei confronti di De Magistris.

Il documento ricorda che Delli Priscoli è padre di Francesco coinvolto, ma non indagato, nella inchiesta Why Not.

Ed in questa presunta commistione tra i magistrati che ostacolavano De Magistris e i politici indagati, viene ricordata una telefonata fatta dalla segreteria nazionale dell’Udc di Lorenzo Cesa, che chiama l’utenza «personale e riservata» del procuratore di Catanzaro, Mariano Lombardi, poche ore prima che l’inchiesta venisse tolta a Luigi De Magistris.

E un altro capo di De Magistris, il procuratore aggiunto, Salvatore Murone viene accusato di avere avuto «stretti rapporti personali e d’interessi con il principale indagato di Why Not, Antonino Saladino».

E sempre su Murone i pm di Salerno accusano il Csm, che non prese «alcuna iniziativa disciplinare nei confronti di Murone» quando il magistrato, nel 1992, fu accusato di avere intrattenuto rapporti con un esponente della crminalità calabrese.

L’ispettorato del ministero di grazia e giustizia proponeva quindi il trasferimento ad altra sede, preferibilmente in circondario non adiacente a quello di Lamezia Terme, per incompatibilità ambientale incolpevole e veniva invece trasferito alla Procura di Catanzaro.

Versione tratta dalla Rassegna Stampa del Ministero della Difesa:

Salerno – I vertici della Procura di Catanzaro, i politici e gli imprenditori che erano stati indagati nelle inchieste Whynot e Poseidone, avrebbero compiuto un vero e proprio «atto corruttivo» per delegittimare ed esautorare il pm Luigi De Magistris, titolare delle indagini.

E tra i «corruttori» ci sarebbero «il ministro della Giustizia Clemente Mastella, Antonino Saladino, il senatore Francesco Pittelli (Forza Italia ndr)» e i capi degli uffici: l’ex procuratore Mariano Lombardi, il procuratore aggiunto Salvatore Murone; l’ex procuratore generale Dolcino Favi e quello attuale EnzoJannelli.

È questo il pesante atto d’accusa dei magistrati di Salerno, contenuto nel decreto di perquisizione negli uffici giudiziari di Catanzaro.

E non vengono risparmiate critiche anche ad alcuni componenti del Csm che «incolparono» e poi «processarono» il pm Luigi De Magistris al quale i suoi capi avevano avocato le inchieste.

Un decreto di perquisizione di 1.700 pagine che tende a dimostrare che nei confronti di De Magistris ci fu un complotto per bloccare le sue indagini.

I CORRUTTORI: «Il quadro generale dell’inchiesta appare significativo di un illecito disegno in atto orientato per un verso a favorire, mediante la deviazione del regolare corso dei processi pilotata da intrecci di interessi illegittimi costituitisi in precisi accordi corruttivi tra gli attuali indagati, le persone sottoposte ad indagini nel procedimento Why Not avocato al pm De Magistris, in modo da determinare mediante reiterati atti contrari ai doveri d’ufficio e in cambio di utilità promesse e/o ricevute dai predetti indagati, l’esautorazione del magistrato inquirente».

L’INSABBIAMENTO: «Scopo dell’accordo corruttivo, oltre all’esautorazione di De Magistris, era la parcellizzazione dei vari filoni d’indagine, il coinvolgimento in queste indagini di altri magistrati estranei alle logiche d’indagine fino a quel momento seguite, la disintegrazione degli originari disegni investigativi coltivati da De Magistris e il progressivo dissolvimento di altre tracce investigative. E l’anticipata definizione in senso favorevole agli indagati di vicende delittuose che necessitavano di ulteriori approfondimenti investigativi».

LA TELEFONATA: Scrive il consulente di De Magistris, Gioacchino Genchi: «Mentre eseguivo le verifiche per accertare se tra i tabulati acquisiti vi fossero le utenze di Mancino ho ricevuto un dato (nell’ambito delle acquisizioni sul telefonino di Antonino Saladino) che ritengo utile segnalare … omissis … nei tracciati del 30.4.2001 rilevo una chiamata in entrata, badi bene in entrata, alle ore 18,47.

La chiamata risulta pervenuta dall’utenza di base 08253 con una conversazione della durata di ben 183 secondi.

L’intestatario dell’utenza chiamante risultava essere l’avvocato Nicola Mancino».

IL CSM: «Il 10.1. 2008 De Magistris consegnava a questo ufficio copia dell’azione disciplinare esercitata il 6.12.2007 dal pg Mario Delli Priscoli.

Denuncia De Magistris: “Delli Priscoli – il cui ufficio ha chiesto il giudizio disciplinare nei miei confronti con un’istruttoria dai tempi rapidissimi e con modalità che mi fanno pensare ad una dubbia prevenzione nei miei confronti – ha un figlio, Francesco, che da quanto risulta come professore universitario si è occupato del sistema Umts e del settore della telefonia (ambiti già oggetto d’investigazione) e ciò fa riflettere se si osserva la condotta avuta dal pg della Cassazione nella mia vicende».

L’UDC: «Cesa, insieme ad altri esponenti dell’Udc tra i quali l’onorevole Galati, erano stati indagati nell’ambito dell’indagine Poseidone.

Questa chiamata delle 21.07 del 28 marzo 2007 dal centralino dell’Udc di Roma all’utenza personale e riservata dell’abitazione del procuratore capo Mariano Lombardi, ha preceduto di poche ore la formalizzazione della revoca del procedimento a De Magistris».

IL PROCURATORE: «Il procuratore aggiunto Salvatore Murone ha avuto stretti rapporti personali e d’interesse con il principale indagato di Why Not, Antonino Saladino. Il Csm non prese alcuna iniziativa disciplinare nei confronti di Murone quando il magistrato nel 1992 fu accusa-to di avere avuto stretti rapporti personali e d’interessi con il principale indagato di Why Not, Antonino Saladino».

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