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Fonte: http://attivissimo.blogspot.com/2008/11/biowashball-una-palla.html

Beppe Grillo e la palla magicaImpazzano su Internet le segnalazioni della Biowashball, una pallina che promette lavaggi senza detersivo o quasi. Ne parla anche Beppe Grillo nei suoi spettacoli, come potete vedere in video Youtube come questo.

E’ possibile che una palla di plastica contenente dei granelli ceramici possa “pulire la biancheria senza l’utilizzo di detersivi”, come dice Biowashball.ch, uno dei vari siti ufficiali che promuovono il prodotto? Sarebbe una rivoluzione. Rivoluzione che sarebbe un danno enorme per le cattivissime multinazionali del detersivo. E così nasce, inevitabile, la teoria di complotto.

Provo a fare un po’ di chiarezza presentando i dati che ho raccolto fin qui.

Per capire cosa c’è nell’oggetto potete dare un’occhiata a questo video che mostra una Biowashball che viene aperta.

Innanzi tutto, il principio di funzionamento: le spiegazioni fornite dai siti promotori suonano molto, molto sospette. Per esempio, come fa una pallina di plastica con dentro delle perline ceramiche a emettere “potenti raggi infrarossi”? Da qualche parte l’energia per emetterli deve arrivare. Da dove, visto che la pallina non ha batterie o altre fonti di energia? E come fanno i raggi infrarossi a disgregare “le molecole d’idrogeno dell’acqua per aumentare il movimento molecolare”?

Ho provato a girare queste e altre domande a un chimico. Ecco le sue risposte.

Può un oggetto di plastica e ceramica emettere raggi infrarossi, e per di più potenti? No, non può, se non per l’ovvia emissione che hanno tutti i corpi che emettono calore. Emettere infrarossi ad alta intensità richiederebbe una sorgente di energia continua.

Possono i raggi infrarossi scindere una molecola d’idrogeno? Possono farla bollire se sono alla giusta intensità. In realtà non è ben chiaro cosa faccia la molecola dell’acqua sottoposta ad intensi campi elettromagnetici. Per ora non ci sono studi accertati che parlano di infrarosso in grado di scindere l’acqua. In ogni caso si tratterebbe di intensità enormi, non generabili senza le strumentazioni adatte.

Il sito Biowashball.ch dice che “la Biowashball elimina i composti cloridrici nell’acqua e diminuisce la sua pressione superficiale, aumentando così il suo potere pulente”. Come fa una palla di plastica e ceramica ad eliminare i composti di cloro nell’acqua? Dove li nasconde? E cos’è la “pressione superficiale”? Esistono dei mezzi per eliminare il cloro dall’acqua, ma solo tramite l’uso di metalli o di particolari molecole organiche; non se ne vede, poi, lo scopo: i cloruri sono presenti dovunque, anche nell’acqua per la pasta. Al chimico non viene in mente nessun modo per poter tirare via il cloro con delle sfere di plastica e ceramica, ma finché non viene analizzata la Biowashball non si possono esprimere giudizi definitivi. La “pressione superficiale” non esiste. Sembra una brutta traduzione per indicare la tensione superficiale, che può essere effettivamente variata tramite i tensioattivi (presenti nei detersivi) per migliorare la miscibilità dell’acqua (o di altri liquidi) con altri solventi. Se la tensione superficiale diminuisce, aumenta il grado di “lavaggio” ovvero nel caso specifico l’acqua bagna e scioglie meglio le sostanze che normalmente non verrebbero sciolte. I tensioattivi sono il vero motivo per il quale i detersivi puliscono, il resto ha funzioni accessorie come antibatteriche, sbiancanti, eccetera.

Il sito Biowashball dice che “per preservarne l’efficacia, basta posizionare la Biowashball al sole per un’ora al mese, per rigenerarne le microsfere di ceramica.” Ha senso esporre al sole delle microsfere ceramiche per “rigenerarle”? Che cosa vuol dire? Non vuol dire nulla. Il sole non può rigenerare nulla in questo contesto. Le sfere dovrebbero essere fotosensibili, quindi assorbire la luce e reagire in base ad essa ripristinando il sistema inizialmente presente e liberando tutte le “schifezze” assorbite. Insomma nulla si distrugge: anche ammettendo che il sole potesse rigenerare queste sfere (cosa che non fa) comunque butterebbe fuori in un colpo tutto quello assorbito durante il mese.

Le spiegazioni tecniche fornite dai siti ufficiali, insomma, non reggono. I princìpi scientifici invocati e descritti da Biowashball non hanno assolutamente senso.

Un altro dubbio sulla serietà di questo prodotto è l’assenza, a quanto risulta fin qui, di un brevetto che ne tuteli il principio di funzionamento. Sui vari siti ufficiali non c’è alcuna indicazione di tutele brevettuale: ci sono soltanto alcuni “certificati” decisamente surreali. Il 17 novembre ho inviato una mail alla società che commercializza il prodotto in Svizzera (info@lfb.ch) e a quella che sembra essere la casa madre a Hong Kong (biz@biowashball.ch) chiedendo di fornirmi i numeri di riferimento dei brevetti che tutelerebbero l’invenzione. Finora non ho ottenuto risposta.

C’è poi da chiedersi come mai il prodotto viene venduto dallo stesso genere di negozio che vende le “coccinelle” che dovrebbero bloccare le emissioni dei telefonini (ma se le bloccano, come fa il telefonino a funzionare?).

Il fatto che ne parli Beppe Grillo non può essere considerato una garanzia di affidabilità: non sarebbe la prima volta che Grillo inciampa in bufale di questo genere. Qualcuno ricorderà la sua storia dei telefonini che cuocevano le uova, o la sua promozione delle teorie di complotto intorno all’11 settembre.Il settimanale di difesa dei consumatori Il Salvagente ha effettuato recentemente un test comparativo: senza dare tutti i dettagli, che sono presenti nella rivista, la Biowashball avrebbe la stessa efficacia dell’acqua pura o poco più.

Ne abbiamo parlato in diretta con Giulio Meneghello, della redazione del Salvagente: dice che non c’è niente da fare, la pallina non funziona, neanche se la si usa in combinazione con il detersivo per ridurre i dosaggi di prodotto. A suo parere, gli aneddoti di successo nel lavaggio segnalati da vari utenti della Rete sarebbero dovuti al fatto che l’acqua, anche da sola, ha comunque un buon effetto lavante. Il suo consiglio, lapidario, è di usarla come giocattolo per gatti.

Allo stato dei fatti, insomma, per il momento i quasi quaranta euro del prezzo d’acquisto della Biowashball non sembrano giustificabili, e c’è il rischio serio che invece di ridurre l’inquinamento facendo a meno dei detersivi, fra qualche mese ci siano le discariche piene di indistruttibili palline di plastica e ceramica, gettate dai consumatori che si sono arresi all’evidenza.

Di questi tempi, con i soldi che sono sempre meno, forse non è il caso di inseguire le promesse di chi fa offerte troppo belle per essere vere.

2008/11/28: Ne parla Mi Manda RaitreStroncatura cosmica. I test di laboratorio standard della rivista Il Salvagente e quelli artigianali fatti da Raitre hanno rivelato che lavare con acqua e Biowashball è come lavare con acqua e basta.
Il rappresentante svizzero della Biowashball si è difeso eludendo sistematicamente le domande precise del conduttore e accusando addirittura la scienza europea di non riconoscere quella orientale per via di un presunto complesso di superiorità occidentale. Come se gli ioni coreani fossero diversi da quelli italiani.
Poi ha detto che la Biowashball funziona perché dentro ci sono i batteri. E su come possa una palla di plastica con granelli di ceramica emettere raggi infrarossi, è stato più sfuggente di un’anguilla: il conduttore avrebbe dovuto insistere fino a farsi dare una risposta.
Complimenti, comunque, a Raitre per un servizio ben strutturato, con il supporto amplissimo di tecnici specialisti di prim’ordine: è così che si fanno le indagini (interessante, fra l’altro il discorso sull’abrasione, per cui le microsfere dentro la palla si consumano; altro che rigenerarsi). Figuraccia totale, invece, per quello che adesso posso definire con serenità un venditore di palle.
Sarà interessante vedere cosa farà ora Beppe Grillo. Invocherà il complotto delle multinazionali e dei media asserviti al potere, oppure farà la persona seria e dirà “scusate, ho detto una ca**ata monumentale, vi rimborso di tasca mia per tutte le Biowashball che vi ho fatto comperare”?

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