Stampa / Print
Fonte: www.borsaefinanza.it

Gautry (Union Bancaire Privée): «Nel 2009 ci sarà un’impennata di default nel settore industriale». Per una solida ripresa è necessaria la stabilizzazione del real estate. Ma l’economia reale non ha ancora toccato il punto più basso

di Gabriele Petrucciani – 29-11-2008

Il peggio potremmo non averlo visto. Vale a dire lo scenario di una recessione a «L», di cui si sa quando comincia ma non quando finisce. È l’analisi di Patrice Gautry, capo economista di Union Bancaire Privée, che non lascia troppe speranze. «In questo momento tutti i parametri indicano un’accelerazione della recessione su scala globale, con circa un terzo di probabilità che si trasformi in depressione. Ma è un dibattito aperto. La linea di demarcazione è piuttosto sottile e molto dipenderà dai livelli futuri degli indicatori mensili, oggi fortemente negativi sia dal lato dell’offerta sia da quello della domanda.
Mr. Gautry, a quali indicatori si riferisce esattamente?
In primo luogo al livello di fiducia delle famiglie; poi molto importante è anche l’indice di fiducia delle imprese, ovvero l’Ism, che ha già raggiunto livelli decisamente depressi. Inoltre, un altro indicatore fondamentale è rappresentato dal tasso di disoccupazione. E le aspettative non sono certo rosee. Le nostre previsioni, infatti, sono per un aumento dell’8-10% annuo da qui al 2010. Tra tutti questi, comunque, il più significativo è sicuramente l’indice di fiducia delle famiglie. Il loro comportamento è molto importante. Ad esempio in futuro saranno obbligate a ripensare al loro modo di gestire redditi e risparmio.
Sulle famiglie Usa incombe una pesante spada di Damocle: la bolla delle carte di credito. Quanto è reale questo rischio?
È sempre più reale. Il livello di debito delle famiglie è molto elevato. Negli Stati Uniti arriva al 140% del reddito disponibile. E a fronte di uno scenario di inflazione del debito è evidente che le famiglie cercheranno di accantonare maggiore risparmio per farvi fronte, a scapito ovviamente di una ripresa dei consumi.
Possibili vie di uscita?
Direi che l’operato della Federal Reserve sta andando nella direzione giusta. Se la Banca centrale americana continuerà nella sua politica di rifinanziamento, con molta probabilità il rischio di uno scoppio della «bolla carta di credito» sarà scongiurato. Anche l’amministrazione Usa farà di tutto per evitare un crollo finanziario delle famiglie. Abbiamo già notizia di una parte del pacchetto di interventi del neo-presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che prevede una riduzione della pressione fiscale sui redditi. Un intervento che, insieme a una politica di riduzione dei tassi di interesse, dovrebbe aumentare il potere di acquisto delle famiglie e ripristinare la fiducia.
Non si intravede davvero nulla di buono all’orizzonte?
Qualche notizia positiva forse arriverà sul fronte del mercato immobiliare negli Usa. Può darsi che nel 2009 arrivi a stabilizzarsi, nel senso che i prezzi delle case smetteranno di scendere. Inoltre, gli interventi di sostegno agli istituti di credito da parte delle banche centrali potrebbero estendersi ad altri settori. E questo dovrebbe scongiurare la depressione economica.
Ma la ripresa dell’economia partirà proprio dall’immobiliare?
Sì, ma solo se si parla di mercati finanziari. Per l’economia la ripresa dell’immobiliare è una condizione necessaria ma non sufficiente. Quando si parla di economia bisogna fare un distinguo tra i vari Paesi. Mi spiego meglio. Il mercato del real estate è importate per Stati Uniti, Regno Unito e Spagna; lo è a tal punto da condizionare la fiducia delle famiglie. In Asia e in Germania, invece, l’immobiliare non gioca un ruolo primario. Eppure, nonostante non ci sia stato un tracollo del mattone, anche lì le famiglie stanno vivendo una crisi molto importante. È evidente che la sola stabilizzazione dell’immobiliare non basta a risollevare l’economia; ci vorrà una ripresa sul fronte occupazionale e successivamente un ripresa della fiducia delle famiglie.
Quanto è alto il rischio di default del settore industriale?
Il tasso di default sta salendo. C’è un evidente bisogno di finanziamenti e probabilmente le aziende si rivolgeranno alle banche. Ma gli istituti di crediti non sono nella posizione per poter concedere facilmente i capitali. Ecco perché vediamo un rialzo importante dei fallimenti nel primo trimestre 2009.
Con quali conseguenze?
Un rischio depressione. Per le banche aumenteranno le sofferenze e potranno concedere sempre meno finanziamenti alle imprese, che a loro volta falliranno. È un circolo vizioso che si autoalimenta. Ecco perché le banche centrali devono intervenire a sostegno del settore industriale.
Le Borse intanto continuano a scendere. C’è qualche speranza di stabilizzazione dei corsi?
Difficile dirlo. Comunque, occorrerà del tempo prima che le politiche delle banche centrali producano frutti. In questo momento un effetto positivo si è visto nella riduzione del Ted spread (differenza tra tasso di interesse interbancario e debito governativo Usa a breve termine, ndr). Anche per una ripresa del mercato azionario dovremo aspettare una stabilizzazione dell’immobiliare, oltre alla fine dell’attuale periodo di revisione al ribasso dei profitti. Inoltre c’è bisogno anche di segnali positivi dal fronte dell’economia reale.
Quanto stanno pesando gli hedge fund sul crollo dei mercati?
Gli hedge fund, come tutto il mondo degli investitori istituzionali, hanno una forte esigenza di liquidità e questo sta generando un processo di vendite forzate sui mercati. È difficile prevedere quanto andrà avanti. Purtroppo possiamo solo assistere ai risultati. È evidente, comunque, che tutti i player hanno interesse a mostrare a fine anno un elevato livello di liquidità. Quindi immagino che l’inizio del 2009 vedrà un ridimensionamento di questo fenomeno di vendite forzate. A quel punto potrebbe esserci anche una stabilizzazione degli indici. Ma i mercati continueranno a rimanere fragili. Le notizie dal fronte macro non sono così positive. Insomma, ci sono sempre buoni motivi per continuare a vendere fino alla fine dell’anno.

About the author

Related Post

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità di materiale sugli argomenti trattati. Pertanto, non può considerarsi prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della Legge n. 62 del 7.03.2001 e leggi successive.