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Fonte: http://www.carta.org/campagne/dal+mondo/16054

Ho l’impressione che quel che sta capitando in Grecia sia molto importante, ben più che una rivolta di «anarchici» e «no global» che si divertono a incendiare negozi e banche, e che ci riguardi da vicino. Bisognerebbe sapere di più, dei nostri vicini mediterranei, e se magari dedicassimo più attenzione – che so – alla gente dell’Albania e a quella della Catalogna, nonché appunto della Grecia, potremmo forse ritrovare il nostro orizzonte, il Mediterraneo.

Ma insomma: accade che un poliziotto uccida un ragazzo di 15 anni. «Un assassinio», come lo definisce sul Corriere della Sera Vassilis Vassilikos, autore dell’indimenticabile «Zeta, L’orgia del potere». E accade immediatamente dopo che una rivolta giovanile e non solo [martedì mattina una grande manifestazione ad Atene era fatta di studenti e di professori] investa il paese, da Salonicco a Patrasso, da Creta a Ioannina. E questo nonostante il fatto che il poliziotto sparatore sia stato subito arrestato a accusato di omicidio volontario [evidentemente non si chiama Mario Placanica, come il carabiniere che uccise Carlo Giuliani]. E domani c’è in Grecia uno sciopero generale convocato già prima della morte di Alexis Grigoropulos.

Cosa succede in Grecia? Succede la stessa cosa che in Italia: una «riforma» dell’università taglia i fondi pubblici e spinge alla privatizzazione, mentre si discute una legge finanziaria antisociale, e dopo che il governo ha versato fiumi di denaro nelle banche per salvarle dalla crisi finanziaria. Ma la Grecia è un paese, evidentemente, dove i traumi sociali sono ancora più violenti che da noi. Di modo che «non pagheremo noi la vostra crisi» lo si dice con l’esplosione di questi giorni.

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