Trasferimenti

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L’inviato del Corriere della Sera Carlo Vulpio, che per due anni aveva seguito per il suo giornale le inchieste sul caso De Magistris, è stato sollevato dall’incarico. Lo annuncia lui stesso sul suo sito.

Comunque la si pensi su quello che sta accadendo ed è accaduto a Catanzaro, questa non è una bella notizia. Vulpio è uno dei giornalisti perquisiti e intercettati dalla procura di Matera
perché indagati, assieme a un capitano dei carabinieri, per il
singolare reato di associazione per delinquere finalizzata alla
diffamazione a mezzo stampa e alla violazione del segreto istruttorio.
Un reato inventato (i cronisti sono obbligati a cercare e dire sempre
quella che ritengono essere la verità) in un’inchiesta servita ad ottenere il trasferimento dell’ufficiale dell’Arma
che cercava di far luce sui comportamenti scorretti di alcuni
magistrati del palazzo di giustizia di Potenza. All’epoca il Corriere
aveva garantito a Vulpio il pieno appoggio. Oggi no.

Non è un caso. Esiste nel nostro paese un intricato groviglio di
rapporti tra parte del mondo della politica, della magistratura, delle
istituzioni e dell’imprenditoria, in grado di influenzare le indagini
giudiziarie più delicate. Per raccontare l’intreccio,
e svolgere così quella funzione di controllo che in democrazia spetta
anche alla stampa, è necessario conoscere a fondo le vicende per poter
distinguere i fatti dalle voci o dalle suggestioni. Non è un lavoro
semplice. Anzi è un’attività faticosa, ricca di errori e povera di
soddisfazioni. Ma va fatta. E Vulpio la faceva.

Oggi la scelta – e non solo da parte del Corriere
– è invece quella di non provare nemmeno a districarsi in queste
storie. Semplicemente non se ne parla. E più che la voglia di censura,
vince l’immotivata speranza che la tempesta passi da sola. Un po’ come
ha fatto il Csm che, al
corrente dal 2007 di quanto stava accadendo a Catanzaro, per molti mesi
ha evitato di occuparsene. Per arrivare così a queste tragicomiche
giornate caratterizzate da schiaffi mollati in faccia a destra e a
manca dall’organo di autogoverno della magistratura, come se ciò che
avviene tra le toghe campane e quelle calabresi fosse una zuffa tra
bambini, sedata da un papà arrivato all’improvviso.

Nascondere lo sporco sotto il tappeto,
infatti, non è mai una buona soluzione. Né per se stessi, né per il
paese. Perché trasferire tutta l’Italia all’estero è purtroppo
impossibile.

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