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Fonte: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=2913

Capita a tutti di perdere il portafoglio, gli occhiali o le chiavi della macchina. A volte capita anche di perdere cose molto più importanti, come una valigia, la suocera, o persino il filmato del primo uomo sulla Luna (capitò alla NASA – ci dissero – qualche tempo fa).

Ma di perdere una bomba atomica non era ancora successo a nessuno.

Il fatto risale al 1968, ed ebbe luogo vicino alla base miliare americana di Thule in Groenlandia. Thule era l’avamposto americano di incercettazione di un eventuale attacco nucleare sovietico, e nella zona circolavano costantemente bombardieri armati di testate atomiche, pronti a colpire la Russia in caso di emergenza.

Nel gennaio del 1968 si verificà un incendio a bordo di uno di questi aerei, che trasportava 4 bombe atomiche, e l’equipaggio fu costretto a lanciarsi con il paracadute, prima che l’aereo si schiantasse sulla superficie ghiacciata della baia sottostante.

Fortunatamente le bombe non erano innescate, per cui si verificò solo lo scoppio del normale esplosivo che sta intorno al cuore dell’ordigno, …

… ma la reazione atomica non ebbe luogo.

Gli americani recintarono immediatamente l’area in cui si trovavano i resti dell’aereo, e diedero inizio all’operazione di recupero, con la volonterosa collaborazione dei danesi, ai quali naturalmente non fu detto che ci fosse a bordo del materiale nucleare. Ogni minimo frammento trovato sulla superficie ghiacciata fu così prelevato e trasportato nella base americana dalle nude mani dei danesi inconsapevoli.

Ma quando i militari rimisero insieme il tutto, si accorsero che le bombe recuperate erano soltanto tre: la quarta sembrava scomparsa nel nulla.

Iniziò allora una frenetica ricerca della bomba mancante, alimentata dalla paura che l’ordigno cadesse in mano nemica, rivelando alcuni segreti tecnologici di cui apparentemente la bomba era equipaggiata.

Ma non ci fu niente da fare: la bomba sulla superficie del ghiaccio non si trovava. Gli americani decisero allora di mandare un apposito sottomarino, per esplorare la calotta dal di sotto.

Naturalmente, non potendo dire ai danesi che cosa cercavano, li convinsero a lasciargli esplorare la zona “per valutare con accuratezza i danni provocati dalle esplosioni e dall’impatto dell’aereo”. (Solo i danesi, evidentemente, sono così poco smaliziati da arrivare a credere una stupidaggine del genere).

Ma anche il sottomarino tornò a casa a mani vuote.

A quel punto gli americani si rassegnarono, pensando che in fondo, se non ci erano riusciti loro, ben difficilmente chiunque altro avrebbe potuto trovare l’ordigno disperso. Anche perchè nessuno sapeva della bomba mancante, eccetto loro.

Ci sono infatti voluti 40 anni perchè la BBC, grazie ad un atto FOIA presenato di recente, riuscisse a rimettere insieme i pezzi di questa storia ridicola e terrificante insieme. Il Pentagono, naturalmente, “non ha nulla da dichiarare al riguardo”.

Massimo Mazzucco

(P.S.: Forse è questo il vero motivo per cui gli americani non fanno nulla per limitare le emissioni di carbonio nell’atmosfera, che contribuiscono al global warming: non vedono l’ora che la calotta polare si sciolga del tutto, in modo da recuperare al più presto la loro beneamata bomba).

Fonte BBC

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