Social card. L’elemosina che disprezza

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Fonte: http://www.carta.org/campagne/dal+mondo/15943

di Paolo Trezzi

Il genio Tremonti ha dunque deciso: i cittadini devono pagare miliardi per i debiti Alitalia, le briciole si possono investire per la social card. L’aiuto economico, si fa per dire, della social card è pari a 1,33 euro al giorno. Elemosina che diventa uno strumento mortificante di «distinzione» sociale.

Per i cittadini che ne fanno domanda e che hanno i requisiti di legge [quelli indicati dal decreto 112/08] è disponibile, infatti, direttamente dall’ufficio marketing del governo una Carta Acquisti utilizzabile per il sostegno della spesa alimentare e dell’onere per le bollette della luce e del gas.

La Carta Acquisti viene concessa agli anziani di età superiore o uguale ai 65 anni o ai bambini di età inferiore ai tre anni [in questo caso il Titolare della Carta è il genitore] che siano in possesso di particolari requisiti. Cioè trattamenti pensionistici o assistenziali che, cumulati ai relativi redditi propri, siano di importo inferiore a 6mila euro l’anno. Per i bambini di età inferiore a 3 anni, è necessario ripettare l’Indicatore della situazione economica equivalente inferiore a 6mila euro.

Intanto, l’Istat fa sapere che la soglia di povertà relativa in Italia è di 987 euro al mese.

Il requisito per la social card prevede, come abbiamo visto, tra l’altro, un reddito mensile di 500 euro. Dare 1,33 euro al giorno a chi è più che povero è un’elemosina! Lo Stato dovrebbe, per questi casi, attivarsi in ben altri modi; una persona che «vive» con 500 euro al mese è al limite della sopravvivenza.

Tradotto: una tazza di caffé a chi ha bisogno di un primo piatto caldo.

La social card, o carta acquisti, ha spiegato Tremonti è anonima, «quindi nessuno può dire che segna i portatori». Ma è poi serio lanciare la social card anonima, così da non mettere in imbarazzo i poveri, mostrandola, ripetutamente, su tutti i telegiornali?

In Italia, le famiglie che nel 2007 si trovano in condizioni di povertà relativa sono 2 milioni 653 mila e rappresentano l’11,1 per cento delle famiglie residenti; nel complesso sono 7 milioni 542 mila gli individui poveri, il 12,8 per cento dell’intera popolazione. La social card non è nemmeno un palliativo, giacché le cure palliative leniscono almeno il dolore di chi versa in stato terminale. Nel caso della social card non otterranno nessun risultato, se non quello di fare aumentare l’esasperazione dei beneficiari.

Tremonti, sembra evidente, punta sul marketing a suo favore e, con altrettanta evidenza, all’inefficacia della proposta. Quanti la useranno? Quanti la richiederanno? Pochi, non tutti.

Per diverse ragioni: la compilazione del modello obbligatorio, un senso di dignità e orgoglio molto presente negli anziani, la semplice non conoscenza della proposta del governo.

E’ abbastanza evidente che Tremonti e il governo puntino a tutte queste possibilità perché altrimenti avrebbero applicato – con maggior facilità – una soluzione diversa della tessera annonaria per gli acquisti: avrebbe accreditato l’importo individuato sulla pensione/stipendio.

Costava pure molto meno.

Quanto costa, infatti, l’emissione della carta rispetto a un aumento da corrispondere direttamente al pagamento della pensione? Prodi, addirittura Prodi, per semplicità e anonimato, fece pervenire agli interessati con questo metodo un migliaio di euro, pronti per essere ritirati e spesi «liberamente».

Invece un pezzo di plastica è come un numero tatuato sul braccio. Altro che anonimato: alla cassa di qualsiasi negozio, bisognerà pur mostrare quella che diventerà l’inconfondibile Carta acquisti. E poi non è facilmente prevedibile che questa tesserina, con le caratteristiche di denaro contante, è nel concreto, soggetta facilmente a cambiare di mano, soprattutto per le persone più deboli, come gli anziani senza difesa?

Eppure ci sarebbero centinaia di alternative, soluzioni concrete, vere, per cambiare la vita ai poveri, con serietà, dignità e intelligenza, e soprattutto equità. Basterebbe leggere, copiare, almeno un anno, le proposte – pensate senza onere aggiuntivo per lo Stato – della campagna della società civile «Sbanaciamoci! Per una finanziaria capace di futuro», promossa da oltre quaranta organizzazioni sociali.

Per esempio lasciando stare la facile [e ovvia] riduzione delle spese militari.

Basterebbe armonizzazione le rendite finanziarie al 23 per cento. L’armonizzazione della tassazione delle rendite porterebbe importanti entrate nella casse dello Stato [con un’aliquota al 20% da un minimo di 2,5 miliardi di euro nelle stime più prudenti fino a oltre 6 miliardi di euro!]. Con l’adozione del software libero da parte di amministrazioni centrali e locali, invece, si otterrebbe un risparmio di circa 2 miliardi di euro l’anno sui costi delle licenze [di cui 680 milioni solo per Microsoft].

La carta della povertà diventa insomma uno strumento mortificante di «distinzione» sociale dal peso di 1,33 euro al giorno. Peccato che i poveri non siano in condizione di sputare su elemosine così ipocrite.

La miseria è riservata sempre ai più deboli.

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