Obama e i “soliti ignoti”

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Fonte: http://etleboro.blogspot.com/2008/11/obama-e-i-soliti-ignoti.html

Il Presidente americano Barack Obama prepara le nomine del Team che prenderà parte all’amministrazione americana del “new deal”. I nomi comparsi nella lista sono già molti per l’ex Amministrazione Clinton e Bush, nessuna novità, tranne per il fatto che non c’è “nessun cambiamento”. I settori chiave della politica economica e della politica estera saranno guidati dall’ex dirigenza della Federal Reserve e da Hillary Clinton (nella foto). Barack Obama sarà anche lo specchio della “democrazia dal basso” dell’America, ma resta pur sempre un uomo senza alcun potere.

Il Presidente americano Barack Obama sta preparando le nomine del Team che prenderà parte all’amministrazione americana del “new deal”. All’insegna del “cambiamento” e di una politica decisiva contro la crisi finanziaria e un debito pubblico non più quantificabile, Obama comincia l’appello della squadra dirigenziale che dovrebbe “cambiare il mondo” e salvare gli americani dal fallimento. I nomi comparsi sulla scaletta sono davvero interessanti, e la dice lunga su quanto dovremo aspettarci: tanti nomi già noti per Clinton e Bush, e dunque una lunga transizione verso un’economia globale davvero stravolta. Visto il momento di “crisi”, crediamo sia giusto iniziare proprio dalla squadra che avrà potere decisionale nella politica economica, che al momento ha l’assoluta priorità nella scala dei disastri, sostituendo così la politica estera che per anni ha dominato le attenzioni degli insediamenti dei Presidenti. Obama infatti, in questo momento di transizione prenderà in considerazione un piano per rilanciare l’economia di un importo che si aggira tra i 500 ei 700 miliardi di dollari, ben al di sopra di ciò che era previsto nel corso della campagna.

Innanzitutto, Obama conferma Timothy Geithner, Presidente della Federal Reserve di New York, alla carica di Segretario del Tesoro, che avrà accanto a sé Lawrence Summers, ex Segretario del Tesoro del Presidente Bill Clinton, nominato come direttore del Consiglio Nazionale Economico. Christina Romer, economista presso l’Università di Berkeley, sarà il direttore del Consiglio di Consulenti economici della Casa Bianca, mentre Peter Orszag, protetto di Robert Rubin ed ex segretario del Tesoro di Bill Clinton, dovrebbe essere nominato direttore del bilancio. Non avevamo dubbi che Wall Street e i mercati finanziari avrebbero accolto con favore la probabile nomina di Tim Geithner, già dirigente del Tesoro dove ha trascorso gran parte della sua carriera, e definito come uno dei maggiori esperti nel settore, grazie alla sua esperienza nelle misure di emergenza in situazioni di crisi, come il “salvataggio” delle banche in fallimento, e nelle numerose “innovazioni” introdotte dalla banca centrale e il Tesoro per contrastare la crisi del credito. È stato, infatti, il braccio destro di Ben Bernanke, Presidente della Fed, nella gestione della crisi nelle ultime settimane, curando gli stretti rapporti con i capi delle grandi banche statunitensi. Non a caso, molti gli rimproverano l’abbandono e il fallimento della banca Lehman Brothers, che ha ampiamente contribuito alla caduta dei mercati globali.

Insomma un grande analista, non a caso appartenente alla “vecchia guardia” che ha contribuito alla creazione di questo stato di crisi e ora parteciperà alla ricostruzione del sistema economico, che ricadrà ovviamente sulle tasche dei cittadini americani e di tutti noi. Chissà dov’era lo stimatissimo Geithner quando la Federal Reserve ha emesso titoli e moneta senza alcun controllo, ha stampato dollari in tutto il mondo con il benestare del Governo, e ha imposto i Paesi emergenti ad acquistare collaterali senza alcun valore di mercato per creare liquidità. E ci chiediamo, qual era la posizione di Geither dinanzi al fallimento delle Banche americane che avevano palesemente truffato i cittadini di tutto il mondo, lasciando che operassero indisturbate e che continuassero impunite ad operare sul mercato all’interno di altri gruppi bancari. C’è da dire che Obama ha fatto davvero un’ottima scelta, una di quelle scelte coraggiose che cambiano il mondo, che sono “controcorrente” e nuocciono agli interessi dei potenti; ed effettivamente ci vuole davvero un gran coraggio a nominare un dirigente della Fed, che in realtà dovrebbe essere inquisito.

Come dicevamo, accanto a Gethner vi è Lawrence Summers, già Direttore del Dipartimento del Tesoro sotto la guida del Presidente Bill Clinton: una scelta dettata dalle solite regole poste da Obama, ossia il “cambiamento” e l’indipendenza delle lobbies. È giusto però ricordare qualche gesta di Summers – come hanno fatto alcuni media americani – e dunque quando ha svolto un ruolo chiave nelle attività di lobbying presso il Congresso per l’abrogazione della legge “Glass Steagall”, per ottenere subito dopo la nomina da parte del Presidente Clinton nel 1999 come Segretario del Tesoro, e ratificare il “Financial Services Modernization Act” nel novembre 1999 (sic!). Al termine del suo mandato, per consolazione, è diventato Presidente della Harvard University (2001 – 2006). Summers, dunque, con “recidiva” caparbietà, ottiene di nuovo una carica di dirigenza, come se non bastassero i danni della sua legge per la “modernizzazione dei sistemi finanziari” e del suo ruolo presso la Banca Mondiale.

Esponente della scuola economica neoliberale cinica e sprezzante, Summers è molto conosciuto dagli ambientalisti, dopo aver proposto la vendita di tecnologie inquinante e lo smaltimento di rifiuti tossici in paesi del Terzo Mondo, motivando tale decisione sulla base del “ciclo di vita” delle tecnologie proporzionato alle epoche di sviluppo ed evoluzione degli Stati. Dunque, “dato che le popolazioni dei paesi poveri vivono meno a lungo e i costi del lavoro sono molti bassi, il valore di mercato delle persone nel Terzo Mondo è molto più basso rispetto a quello di Paesi industrializzati”, spiegava Summers aggiungendo che, “tale situazione rende economicamente vantaggiosa l’esportazione di materiali tossici in Paesi poveri”. Questo luminare dell’economia neoliberista – e prossimo dirigente del “cambiamento” – ha così ratificato una controversa risoluzione della Banca Mondiale del 1991, chiedendo di incentivare l’esportazione di rifiuti tossici, “considerando che i costi per la salute provocato dall’inquinamento dipendono dalla mortalità della popolazione”, e dunque “si dovrebbe inquinare nel Paese con il più basso costo, che sarà il Paese con il più basso dei salari”, ossia quelli poveri. Inoltre, nel 1994 è stata approvata la moratoria che vieta gli Stati OCSE di esportare rifiuti pericolosi in Paesi in via di sviluppo nell’ambito della Convenzione di Basilea: a distanza di cinque anni, gli Stati Uniti ancora non hanno ancora ratificato la convenzione di Basilea.

Se questo non vi convince ancora molto sul “cambiamento” di Obama, possiamo continuare la nostra lista dei candidati della “nuova” amministrazione americana. Com’è già noto David Axelrod, stratega della campagna elettorale di Barack Obama, dovrebbe rimanere uno stretto consigliere del Presidente; mentre il capo del personale e Segretario Generale della Casa Bianca sarà Rahm Emanuel, già arruolato dall’Amministrazione Clinton, ed organizzatore della campagna elettorale. La stampa americana lo definisce un vero “mastino”, quasi uno spregiudicato “manipolatore” di masse. Co-presidente del team per assicurare la transizione con l’amministrazione Bush sarà John Podesta, ex dirigente dello Stato maggiore di Bill Clinton alla Casa Bianca. L’attuale Ministro della Difesa, Robert Gates, noto anche al di fuori dei circoli repubblicani, potrebbe rimanere in carica, perché dovrebbe “facilitare la transizione in Iraq” e potrebbe servire come un “fusibile” in caso di difficoltà inattese. Richard Danzig, ex segretario della Marina, potrebbe ottenere invece il Dipartimento della Difesa, mentre il repubblicano Chuck Hagel, criticato ferocemente per la gestione della guerra in Iraq presso l’amministrazione Bush e che ha accompagnato Obama durante il suo viaggio in Iraq e in Afghanistan la scorsa estate, è stato nominato capo del Pentagono. Nell’apparato della Difesa potrebbe figurare anche Richard Lugar, leader repubblicano del Comitato di politica estera del Senato.

“Dulcis in fundo”, è stato fatto anche il nome di Hillary Clinton come Segretario di Stato, e dunque portavoce della politica estera degli Stati Uniti. La sua nomina non dovrebbe essere annunciata ufficialmente prima del 27 novembre, ma sembra praticamente garantita da Bill Clinton, che ha accettato di mettere parte del suo staff al controllo della Casa Bianca per facilitarne il suo compito. Sicuramente la nomina di Hillary Clinton è tra le più preoccupanti, considerando che nel corso della sua campagna elettorale non ha dato prova di grande “conoscenza” di ciò che accade nel mondo. I suoi comizi, per sembrare più interessanti, sono stati volutamente arricchiti di particolari fantasiosi, a cominciare dalla sua “coraggiosa” missione a Tuzla (Bosnia) nel 1996. “Sono atterrata in mezzo al fuoco dei cecchini; avrebbe dovuto esserci una cerimonia di saluto all’ aeroporto invece ci infilammo a testa bassa nei veicoli per raggiungere la base” : così trasforma il suo arrivo a Tuzla, accolto da persone in festa e persino da un bambina bosniaca, in feroce sparatoria. La sua fantasia sfrenata non si è fermata qui, e ha affermato di avere avuto un ruolo chiave per la pace in Irlanda; di essersi opposta alla creazione del NAFTA, la zona di libero scambio in Nord America, progetto guida dell’amministrazione Clinton; di avere negoziato la liberazione di prigionieri in Macedonia, che sono stati invece rilasciati il giorno prima che si recasse a Skopje.
È inutile dire che le bugie della Clinton sono diventate un vero tormentone, anche un appassionato gioco dei giornalisti e del pubblico, che hanno segnalato tutte le stranezze più assurde della Clinton. Il solo pensiero di averla ora come Segretario di Stato, al posto dell’altrettanto terribile Condoleezza Rice, non può che mettere i brividi: la sua incoerenza e le sue continue allucinazioni potrebbero scatenare anche delle guerre, a meno che Obama non provveda a fornirle una serie di assistenti che la controllino a vista.

Per concludere questa rassegna della “nuovissima amministrazione Obama”, citiamo l’ex senatore Tom Daschle, veterano della guerra di trincea tra democratici e repubblicani al Congresso, che dovrebbe diventare Ministro della Salute; Eric Holder, dell’ex amministrazione Clinton, che potrebbe avere il portafoglio della Giustizia, mentre all’ufficio del Procuratore Generale, e dunque Ministro della Giustizia, potrebbe tornare a Janet Napolitano; Bill Richardson, ex rivale di Barack Obama nonché segretario e ambasciatore presso le Nazioni Unite sotto Bill Clinton, sarà Segretario del Commercio. Infine, Jack Reed, Senatore democratico e attuale membro delle forze armate nella Camera Alta, è stato citato per il Pentagono, e l’ex leader dei Democratici al Senato, Tom Daschle otterrà una carica universale.
Ad ogni modo, come si può ben notare, Barack Obama sarà anche lo specchio della “democrazia dal basso” dell’America, ma resta pur sempre un uomo senza alcun potere, un Presidente americano in balìa delle Alte dirigenze inamovibili, degli uomini delle lobbies, dei burocrati che sono anche i diretti responsabili delle catastrofi economiche e delle guerre che hanno creato questa situazione di crisi globale. Per cambiare un sistema economico e politico non basta un Presidente “nero”, non basta la democrazia della “rete”, non basta che i messaggi della Casa Bianca siano lanciati da “You Tube” invece che dalla CNN. Infatti, il caro Obama non ha avuto altra scelta che confermare lo staff che il Partito Democratico gli ha imposto, e dunque tutti gli uomini di Clinton e persino di Bush. Cosa potrà mai cambiare per uno Stato “fondato sul debito e sulla guerra”? Il cambiamento è solo una grande allucinazione di massa, in cui è caduto il mondo intero, tranne i “soliti scettici”.

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