Stampa / Print
Fonte: www.ecplanet.com
www.repubblica.it del settembre 2008

di: Elena Dusi

LA STAGIONE delle allergie non esiste più. A furia di allargarsi, infatti, gli starnuti primaverili rischiano di estendersi all’anno intero. Il riscaldamento del clima allunga il periodo di fioritura delle piante, aumentando la produzione di polline. La crescita del livello di anidride carbonica nell’atmosfera (considerato la causa principale dell’effetto serra) attraverso un meccanismo ancora non del tutto chiaro potenzia invece il vigore della crescita vegetale, accelerando il processo di fotosintesi.

Il risultato non sorprende più i medici: le allergie respiratorie sono in aumento da tempo. E l’Organizzazione mondiale della sanità conferma che l’asma sta galoppando nelle statistiche, raddoppiando nell’incidenza ogni dieci anni circa.

L’estensione delle fioriture è un fenomeno ben noto anche in Italia. L’istituto di biomedicina del Cnr ha calcolato l’anno scorso che in Sicilia piante della famiglia dei giunchi e dei papaveri, che fioriscono tra giugno e ottobre, erano presenti con i loro pollini già a febbraio, mentre la stagione di impollinazione degli alberi della famiglia delle palme (da aprile a giugno) è stata segnalata tutto l’anno.

L’effetto della fioritura, che si fa sentire soprattutto nei polmoni, si accoppia al problema dell’inquinamento atmosferico. Ad aprile del 2008, nell’ultimo rapporto su salute e cambiamento climatico pubblicato dall’Organizzazione mondiale della sanità, gli esperti hanno puntato il dito anche contro le temperature più miti che favoriscono il proliferare di insetti a latitudini più elevate e l’aumento dell’umidità dell’aria, in cui funghi, muffe e acari si trovano maggiormente a proprio agio.

Oltre all’Oms, agli effetti del cambiamento climatico su starnuti e pruriti hanno dedicato uno studio due allergologi italiani, Gennaro D’Amato dell’ospedale Cardarelli di Napoli e Lorenzo Cecchi del Centro interdipartimentale di bioclimatologia dell’università di Firenze. La loro ricerca è in corso di stampa sulla rivista Clinical and experimental allergy. “L’aumento delle allergie cui stiamo assistendo in questi anni – spiega Cecchi – è ormai assodato”. Una delle possibili spiegazioni è sintetizzata nella “teoria igienica”: lavandoci di più, negli ultimi decenni abbiamo ridotto il contatto con molti batteri. Il sistema immunitario, poco stimolato soprattutto durante l’infanzia, reagirebbe attivandosi contro nemici inesistenti (allergeni innocui come il polline).

“Ma il riscaldamento del clima – continua Cecchi – non ha solamente un effetto diretto sulle allergie. Contribuisce anche a peggiorare gli effetti dell’inquinamento. Ed è per questo che nel prossimo futuro nelle aree urbane ci aspettiamo una crescita della concentrazione dell’ozono, un gas che aumenta quanto più la temperatura dell’aria è alta, ma anche una maggiore presenza del particolato.

L’aria stagnante e la diminuzione delle piogge (che hanno l’effetto di “lavare” l’aria) peggioreranno senz’altro i fastidi dell’inquinamento cittadino”. E se i danni sull’apparato respiratorio sono comprovati, si sta cercando di capire se anche la pelle soffra per la presenza del particolato nell’aria. “Uno studio nordeuropeo ha fatto il confronto fra un gruppo di bambini locali e un altro gruppo mandato a trascorrere un periodo a Tenerife. I secondi sembravano in effetti soffrire meno di allergie. Anche se accertare il legame fra inquinamento e pelle dovrà essere uno degli obiettivi dei prossimi studi”.

About the author

Related Post

Archivi

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità di materiale sugli argomenti trattati. Pertanto, non può considerarsi prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della Legge n. 62 del 7.03.2001 e leggi successive.