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Fonte: http://fabiopiselli.blogspot.com/2008/10/220-i-rezzagli-dellintelligence-le-reti.html

La foto rappresenta Adamo Bove, morto. Come altri sono morti ed altri moriranno ancora, tutti per suicidio, per essere rimasti impigliati nelle reti e nei rezzagli dell’intelligence parallela, resa clandestina da quella istituzionale che si fida di più dei singoli uomini, dei singoli ex colleghi, dei singoli amici rispetto che al sistema che la rappresenta, inquinato, nepotato, burocratizzato e lento, troppo lento per ogni seria attività operativa che sarà sempre condotta dai pochi bravi molto spesso con sistemi “artigianali” e metodi poco ortodossi, per tutelare il proprio lavoro da mantenere segreto soprattutto ai loro stessi uffici, soventemente appoggiandosi agli ex colleghi che hanno sviluppato una organizzazione di intelligence e sicurezza privata che si ritrovano ad operare in sussidiaretà con le istituzioni alle quali restano legati per fedeltà e per quello spirito di servizio che non finisce dopo il congedo.
Occorre capire la differenza esistente fra le reti clandestine di ricattatori, fra gli operatori a cottimo del potente di turno, fra gli operativi di una rete segreta d’intelligence e fra i collaboratori esterni rappresentati da soggetti ancora vincolati al vecchio ufficio istituzionale, all’ amico che vi lavora, il quale sfrutta ogni risorsa sul territorio per portare a buon fine una operazione, specialmente laddove vi siano rapporti di fiducia e di amicizia e non vincoli estorsivi o mercenari.
E’ tempo di iniziare a fare pulizia, non solo dei quattro agenti che si vendono qualche strisciata allo SDI in favore dei soliti investigatori che gliela comprano, da sempre, ma di quei funzionari di grado elevato che fanno parte di una ben più strutturata flotta di marpioni che strumentalizzano il proprio ufficio per veicolare notizie ed informazioni, per interdire indagini e testimoni, per indirizzare le indagini stesse contro dei soggetti avversi ai loro referenti, spesso altrettanto istituzionali che però operano per conto terzi.
Certo, sono contento quando ascolto al telegiornale che è stata smantellata l’ennesima rete illegale formata da investigatori privati, tutti ex carabinieri o poliziotti, qualcuno proveniente dai servizi, da qualche capo di un ufficio sicurezza aziendale e dalla solita manovalanza formata da agenti di polizia, da carabinieri, da finanzieri etc, di basso rango, che per 50 Euro si vendono qualche notizia di Polizia o forniscono qualche dritta, ma questo non ha nulla a che vedere con lo spionaggio o con la clandestinità di una struttura informativa, è e resta la solita porcata di sempre, che esiste da sempre e che se non cambieremo il sistema e la mentalità sempre esisterà.
Le reti informative e di spionaggio occulte sono ben altro, prima di tutto sono formate da soggetti interni alle strutture investigative, informative e giudiziarie istituzionali che hanno i propri collaboratori esterni (non il contrario), fra i quali alcuni che di mestiere fanno gli investigatori o sono operativi a vario titolo nella intelligence privata, quella industriale ed elettronica in particolare, che riferiscono ad un livello superiore quasi sempre di natura politica o massomafiosa se esclusivamente italiano, altrimenti più militare laddove vi sia lo zampino di qualche servizio straniero, in particolare americano e francese, ma ultimamente anche quelli arabi hanno sviluppato delle belle reti in Italia, formate da italiani e non solo da immigrati.
Il “doppio lavoro” i c.d. ministeriali lo hanno sempre fatto, motivo per il quale se fossi un funzionario di qualche cellula d’intelligence o di polizia che indaga su fatti importanti, che sospetta qualche personaggio istituzionale infedele mi affiderei ad una rete esterna, meglio se diretta da un caro amico ed ex collega, che sostanzialmente coopto senza troppe deleghe, il quale con la sua struttura può garantirmi lo stesso spessore professionale e una ampia garanzia di impermeabilità rispetto agli uffici istituzionali pieni di lacchè di politici, di massoni e di mafiosi.
Stessa cosa se fossi un responsabile di una rete informativa di un servizio straniero, certo esistono gli ufficiali di collegamento ma le operazioni serie sono condotte tramite le reti amicali e ben rodate, formate anche da soggetti operanti nelle istituzioni italiane che però offrono un elevato grado di affidabilità, non sono gestite se non solo apparentemente dai ministeri o dai vertici che riferiscono politicamente o massomafiosamente rischiando di bagnare l’operazione stessa.
Questo per quelle operazioni oneste e protese allo smantellamento di cellule terroristiche o peggio, purtroppo accade troppo spesso il contrario, cioè operazioni disoneste e protese alla tutela di quelle attività di politica estera clandestina o di inquinamento di una indagine che potrebbe nuocere degli interessi superiori, siano essi politici, di sicurezza o più spesso economici.
Occorre debellare l’inquinamento esistente dentro le forze istituzionali iniziando a decapitare i vertici e non solo a smaltire le foglie, per farlo occorre cambiare il sistema delle forze di polizia e dei servizi di sicurezza, radicalmente e non con riforme inutili.
Occorre ed è tempo di cambiare la mentalità, di fare selezione seria e non concorsi da strapazzo, soprattutto di istituire un “ufficio interno” di controllo, diverso dagli uffici “I” o dalle commissioni disciplinari, ma un vero ufficio investigativo creato ad hoc contro la corruzione di poliziotti, carabinieri, finanzieri e agenti di tutta quella miriade di corpi ed agenzie dello Stato che fanno il doppio lavoro, specialmente in terra di mafia.
Questo perchè è un sistema mafioso quello dei trasferimenti e degli incarichi operativi gestiti dagli amici degli amici, motivo per cui non potrò mai fidarmi di un operatore raccomandato, peggio se incapace, ad ogni livello operativo perchè è e sarà sempre ricattabile e condizionabile.
La manovalanza, gli agenti di basso rango, specialmente quelli meno operativi, sono delusi, frustrati, demotivati, ben felici di aiutare l’amico investigatore privato, spesso un ex collega che si è rifatto una verginità, che guadagna bene, che prospetta la futura collaborazione o il doppio lavoro, che inizia con la classica vendita di qualche strisciata di polizia, poi qualche scorta in nero, quindi l’iserimento in una rete privata, sempre robetta nella sua funzione operativa ma pericolosa come sistema di decespugliamento e come slacciamento da quei doveri istituzionali che dovrebbero essere la guida di queste persone che non ricevono mai il buon esempio dai propri livelli superiori se non in rare occasioni.
Sostanzialmente, quando entro dentro una struttura istituzionale, pretendo di vedere soggetti capaci ed al servizio della collettività ( ce ne sono ) e non una cricca di raccomandati pronti a sfruttare il proprio ruolo per interessi privati o peggio ancora per quelli dei referenti politici o massomafiosi (ce ne sono troppi).
Pretendo di parlare con singoli soggetti capaci di articolare frasi e parole, di elaborare i contenuti di discorsi e situazioni, e non di braccia allargate, di espressioni neutrali o dei soliti termini burocratici imparati a pappagallo.
Che siano gli operatori stessi ad alzarsi ed incazzarsi per essere gestiti da una manica di incapaci, a pretendere quelle garanzie operative che gli consentono non solo di portare a casa la pelle ma anche la dignità del proprio lavoro, senza poi lamentare scuse sui motivi per i quali si sono comportati in modo infedele.
Ognuno di noi ha una scelta, se non ci piace il nostro lavoro si cambia e ci diamo altre opportunità, con coraggio, sacrificio e capacità, investendo in formazione, altrimenti si continua a lavorare con fedeltà verso il referente che ci paga, in questo caso la collettività e non un imprenditore marpione.
Ho sempre diffidato dei poliziotti e dei carabinieri, di ogni grado e soprattutto di grado elevato, che mi hanno manifestato la propria delusione, proponendosi allo stesso tempo come collaboratori desiderosi di valutare se, dopo il congedo, vi fosse la possibilità di entrare nel circuito privato in cui ho operato, nel frattempo pronti però a fare qualche favore, retribuito certamente.
Basta con tutto questo, che produce solo arroganza e debolezza, ignoranza e quindi arroganza.
Basta con le porcate e per cambiare occorre l’impegno di tutti noi datori di lavoro di coloro che scelgono la funzione pubblica come professione, che è un servizio e non un rifugio di incompetenti raccomandati, che ci costa molto e produce poco.
Iniziamo con il pretendere dalle istituzioni la trasparenza e la professionalità necessaria per ottenere la nostra fiducia collettiva e non la propaganda, che al massimo potrà renderci impauriti e timorosi a tal punto da donare valore al primo semideficiente vincitore di concorso inaffidabile e raccomandato ma che veste una uniforme ed un ruolo istituzionale che merita il rispetto del valore vero, arricchito dai tanti bravi operatori silenti e capaci, che fanno con sacrificio anche il lavoro dei tanti semideficienti arroganti; deficienti non più per titoli ed esami ma di quei valori di rispetto della collettività per la quale lavorano.
Occorre che siano gli operatori stessi delle istituzioni sane ad iniziare a cambiare il sistema, a ribellarsi a questo schifo, a questa mafia, sono sicuro che piano piano usciranno fuori anche i “pentiti”.
Basta con l’ ipocrisia e con i discorsi pomposi, siamo gente semplice bisognosa di cose pratiche, di una politica commestibile, di una sicurezza strutturata e non di strutture di sicurezza politicizzate…

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